UNA CHE VOLEVA FARE LA CASALINGA
mercoledì, luglio 20, 2005
VULCANO – Da un po’ di tempo mi sento tanto critico cinematografico, forse perché i film che vengono programmati li ho visti e rivisti tante volte che so quasi le battute a memoria. Ieri hanno trasmesso “vulcano”, improbabilissima e improponibilissima storia di un vulcano emergente al centro di Los Angeles. A parte il protagonista, gli altri attori erano di contorno, tipo insalatina di vedure miste senza condimento. Lo sceneggiatore deve aver visionato parecchi film per avere le idee, sfruttate al meglio dal regista. Le scene girate nelle fogne ricordavano tanto l’astronave “Nostromo” del film Alien, suggerendo la stessa claustrofobia e sfruttando gli stessi effetti dirompenti nelle esplosioni. Il fiume di lava che scorreva nelle fogne, verso la fine del film, ricordava tanto il fiume di forza ectoplasmica in “Gosthbuster 2”, e forse il regista pensava che fossero la stessa cosa visto che i protagonisti si affacciavano nel tondo del tombino mantenendo carnagione e capelli intonsi, per logica si sarebbero dovuti arrostire visto che il calore arrivava dal basso. E che dire della scena nella metropolitana…. Da tramandare ai posteri!! Signori, guardatela bene quella scena e prendete esempio, quello si che era un eroe!!!! La lava a meno di 500 metri, che teoricamente viaggiava alla bella velocità di 10 km l’ora….. fatevi il conto del tempo a disposizione e capirete la fretta che avrebbero dovuto avere. In 4 si sono arrampicati sul vagone della metropolitana, unico e solo rimasto, in 4 si sono caricati i passeggeri sulle spalle portandoli in salvo su una specie di carrello tirato a mano, sempre in 4 hanno proceduto al salvamento fino a quando uno dei 4 si è chinato e da sotto il vagone ha visto la lava a meno di 10 metri, e come tutti gli eroi ha mantenuto la calma ed ha chiamato il suo capo “signore, abbiamo un problema!” e quello ha risposto al richiamo e, chinandosi anche lui, ha visionato il “problema” in tutta la sua gravità. Disgraziatamente nel vagone era rimasto il conducente, guarda il caso proprio in fondo alla vettura e che ti fa l’eroe che si deve immolare? risale sul vagone, abbranca il misero infelice e se lo carica sulle spalle (nel mentre la lava è arrivata sotto il vagone infuocandolo), dal tetto comincia a cadere metallo fuso, all’interno il calore è da forno crematorio, ma LUI imperterrito cammina lungo il vagone mentre le scarpe con la suola di gomma cominciano a fondersi per il calore (e i piedi noooo??), soffre povero disgraziato e, anche se sollecitato dai colleghi in salvo, continua la sua missione impossibile, (questa scena è stata presa pari pari da “l’inferno di cristallo” dove il protagonista tentava l’attraversamento del salone infuocato ottenendo gli stessi risultati) arrivato sulla soglia del vagone, la lava era proprio sotto di lui…. E qui per 5 secondi è stato Amleto “saltare o non saltare? Mollare questo disgraziato o non mollare?” alla fine, tardivamente, e contrariamente ad ogni logica, invece di lanciare la vittima dalla carrozza e come và và…. Che ti fa? Salta con il conducente sulle spalle e logicamente manca completamente la salvezza e finisce a piè pari nella lava! Dolore grandissimo, dolore immensissimo, chiunque sarebbe morto dal dolore…..LUI NO!!!! E’ l’eroe, non può morire così miseramente, e mentre affonda nella lava come se fossero sabbie mobili, con la forza della disperazione lancia in salvamento il suo fardello e con le braccia alzate lancia un ultimo sguardo di disperazione ai suoi amici, tutto questo con la lava all’altezza del petto!!! Credo che abbiano fatto un po’ di confusione, forse pensavano che stavano girando TERMINATOR 2 invece di VULCANO.
TERREMOTO 10.40 – 2° PARTE: Uscito miracolosamente illeso dal tettuccio, il protagonista abbracciato alla figlia, guardava il luogo dove era affondato miseramente il 4x4 (la sorella commentava sarcasticamente che se fosse successo a noi due non ci saremmo di certo salvate per problemi insormontabili dovuti al fondo schiena). Intanto la giovane scienziata, contro tutto e tutti, propugnava le sue teorie e il caso ha voluto che si avverassero, quindi facendo valere il suo lavoro contro le forze oscurantiste e maschiliste che fino a quel momento avevano vanificato i suoi sforzi carrieristici, aveva trovato la soluzione al problema! Che cosa si fa per contrastare una forza? Se ne oppone una contraria! E per contrastare un terremoto? Usiamo la bomba atomica sotterranea!! La forza dirompente distrae la forza prorompente (ma che stò a dì, ha senso quello che dico?). Detto e fatto e …… salviamo la California. Certo, non tutta, non possiamo pretendere tanto, basta che dove sono i protagonisti rimanga tutto in piedi per il resto……. Atti eroici a non finire, scene di panico a iosa, crolli a centinaia e dulcis in fundo, chicca dello sceneggiatore da meritare il Golden Globo, il prorompere del mare nel solco creato dall’esplosione dell’atomica e dal terremoto, caduta di milioni e milioni di terriccio, montagne, pascoli, case, strade e autostrade in fondo al mare che si trovava a centinaia di metri sotto, il tutto senza provocare neanche uno tsunami piccolo piccolo. Miracoli della scienza o più propriamente della TV spazzatura?
martedì, luglio 19, 2005
TERREMOTO GRADO 10,40 – Prendo spunto da un osceno film, passato da pochi giorni su una delle reti televisive del Berlusca, per descrivere il comportamento sorellifero quando assiste a espressioni di imbecillità totali. Premetto che non so esattamente in che anno è stato girato, che sicuramente erano un minimo di tre telefilm ridotti a film, che gli interpreti erano penosi, che il regista era un cane e lo sceneggiatore il suo zerbino personale. Visto che il titolo prometteva bene e che il tutto si svolgeva in quel di California, dove la faglia di San Andrea minaccia tutta la costa, ci eravamo preparate in spirito a vedere disastri serviti all’ora di cena; cena a base di pizza margherita con poca mozzarella, un bloody Mary come aperitivo, aranciata sanguinella per bevanda e cocomero per frutta. Con tutto questo bel rosso sulla tavola, ci siamo apprestate alla visione della catastrofe…….. ma che lo dico a fare…. La suspense maggiore era riuscire a capire se il regista ce l’avrebbe fatta ad azzeccare l’inquadratura giusta. Non so se era l’emozione dell’operatore o le direttive del regista, fatto stà che mi stava venendo il mal di mare con tutte le carrellate fatte per inquadrare gli interpreti “all’italiana” , “all’americana” con relativo tremolio di camera. C’era anche la scienziata giovane e competente, sapeva tutto sui terremoti, sulle proiezioni delle probabilità, sullo spostamento del sisma lungo la faglia, su come si può fermare un terremoto!!!!!!!! C’era la mamma in carriera, rigorosamente allocata dove sarebbe successo il maggior disastro, madre infelice di una figlia in età da marito che in quel frangente era con il padre, regolarmente divorziato dalla moglie carrierista. La sorellona che a metà film si stava annoiando alla grande ad un certo punto, quando la signora madre, mentre era al bagno a pensare dove fosse quella negletta figlia con il suo ex perfidomaritosciupafemminegranbonazzo e si stava specchiando, ha detto “se fossi il regista farei tremare lo specchio” detto fatto….. lo specchio è andato in mille pezzi e mentre intorno tutto cadeva, la signora madre procedeva imperterrita fino a quando il soffitto l’ha fermata. Come dice la sorellona –1. Nel mentre padre e figlia, su una 4x4, procedevano allegramente su una strada piena di traffico e stanchi della fila si sono avventurati su una montagna sconosciuta….. e lì che è successo? Prima sono stati fermati da una nuvola di polvere? Di gas? Boh! Poi avventuratisi ancora più avanti, nel frattempo il sentiero dietro di loro era crollato, si sono trovati su un ghiaione. Che fare? Tentare bisogna! Quando la 4x4 ha iniziato la traversata sembrava andare tutto bene, il problema si è verificato alla fine del ghiaione e qui il regista è stato “geniale”, fare in modo che le ruote non abbiano presa ma che invece la macchina affondi, affondi, affondi. Credo che il comportamento normale sia quello di buttarsi fuori dalla macchina e non aspettare che la terra arrivi a metà finestrino, ma tant’è. La sorellona a questo punto si è scatenata :”e daje datte na mossa, se nun te sbrighi tu padre ce resta secco….. e movi quel culo” tutto mentre la protagonista urlava con voce da pettirosso “aiuto papà, aiutooooo” e quello la spingeva fuori con le mani sulle sue chiappe. Conclusione..lui è restato nella macchina, non si sa come è riuscito a chiudere tutti e due i finestrini, non si sa perché la macchina fosse completamente pulita dai detriti, ma fortuna delle fortune aveva il tettuccio apribile. All’esterno intanto, la figlia decisionista, con la sua vocina urlava “papà papà dove sei, dove sei?” e la sorellona “’n do c…o devò stà? Nun me so mosso, sempre qua stò!” e quando lui finalmente si è deciso ad aprire il tettuccio per uscire e si è vista la mano spuntare…. Ecco che la sorellona è tornata alla carica “papà, la carta di credito, il portafoglio, passa il portafoglio”…… il seguito a domani.
sabato, luglio 16, 2005



LA PATENTE 2 – La mamma non si arrese e la fortuna nello stesso tempo le arrise…… ebbe una piccola eredità circa 300.000 lire, l’esatta somma per comprare una 6oo di sesta mano, con sei anni alle spalle e soprattutto ..nta chilometri. Erano quasi due anni che non guidava, ma questo non la smontò, si mise decisamente al volante della 600 ancora nell’autosalone, e con a fianco la sorella più grande partì …… peccato che al primo incrocio non frenò in tempo e andò a sbattere! Quello fu l’unico incidente della mamma. Presa da panico a posteriori, decise di prendere un paio di lezioni di guida, ma l’insegnante le disse che buttava i soldi, guidava bene doveva solo superare la paura. Cominciarono le gite domenicali, quelle gite immortalate da un film con Tognazzi, dove non si arrivava mai per le file che c’erano. Ma non dovevamo essere solo noi ad avere la macchina? Mi ricordo quando facemmo la prima gita ai castelli romani, a Rocca di Papa, partimmo la mattina presto, verso le 9 per evitare il caldo. Sulla via Appia tutto filò liscio, i problemi iniziarono quando cominciarono i tornanti e le curve. In 5 dentro la 600, la salita ripida, la macchina che dopo la prima curva aveva cominciato a rallentare e dulcis in fundo, dietro di noi c’era la corriera diretta anche lei al paese. Credo che i primi capelli bianchi mi siano spuntati allora. Quell’ossesso dell’autista dopo la seconda curva, affrontata alla bella velocità di 30 km, cominciò ad usare il clacson bitonale e nello stesso tempo “si fece sotto”, gettando me, la sorella gemella e il babbo nel panico. Non c’erano piazzole di sosta dove poter defilarsi e lasciarlo passare ed è stato giocoforza tentare l’accelerata in salita, sollecitati da quell’energumeno che continuava a suonare a tutto spiano. Ero piccola perché se fosse successo oggi avrei fermato la macchina in mezzo alla strada e avrei invitato tutti i passeggeri della corriera a spingere la macchina, così avremmo fatto prima. Dopo dieci minuti di questo andazzo, siamo arrivate al paese e visto che era domenica erano tutti in piazza. Ci guardavano incuriositi, pensavano che fossimo i primi invitati di un matrimonio, visto tutto lo strombazzamento che ci aveva preceduto. Lì, sulla piazza, abbiamo dovuto riempire il radiatore di acqua, mio padre si chiedeva perché, ci eravamo assicurati prima di partire che fosse pieno….. sorprese delle macchine “nuove”. Dopo esserci rifocillati, alla mia mamma è venuto in mente di andare a vedere i campi di annibale, passando per il centro del paese. Il fatto che la salita fosse più ripida di tutte le salite affrontate, che fosse a pavè invece che ad asfalto, che in cima ci fosse una strettoia, che eravamo sempre in 5 e per di più, come si dice adesso, mangiati, non la preoccupava affatto, anzi le sfide lei le ha sempre accettate. Risalite in macchina siamo partite…. Se il dubbio ce l’avevamo, la certezza è stata tangibile….. la macchina ha preso un bell’abbrivio, ma ad un terzo della salita ha cominciato a rallentare, a metà eravamo in seconda, ad un terzo eravamo in prima, con il motore che urlava a più non posso (la mamma aveva il piede pesante). Arrivate per miracolo in cima, superata la strettoia, ci siamo dirette ai campi di annibale. Allora erano veramente campi, c’era solo il prato e un casotto per il custode pseudo guida. Siamo rimaste giusto il tempo per riprenderci e visto che era già mezzogiorno, la mamma ha deciso di tornare a casa, aveva già preparato il pranzo (si fa per dire). Quando abbiamo fatto la strada in senso inverso e ci si è presentata la discesa in pavè….. noi due ed il babbo siamo scesi e ce la siamo fatta a piedi, non ce la siamo sentita di affrontarla con tutti e 5 dentro. Devo dire che mio padre era molto preoccupato che la macchina non ce la facesse a frenare, noi due invece, nella nostra incoscienza, pensavamo che comunque c’era sempre la fontana a fermarle.
sabato, luglio 02, 2005


Queste due foto sono esattamente quello che è il mio ufficio in questo momento. Visto che ho vinto la prima battaglia per restarvi (non sono pazza), adesso inizierò la battaglia per farlo pulire. Quando si era prospettato il trasferimento nei nuovi locali, avevo fatto presente che la mia collega soffriva di asma allergica e che le scale che doveva fare per salire nei nuovi uffici erano un handicap e in previsione di crisi asmatiche avevo chiesto che ci fosse un'ampia finestra. Prima mi era stata proposta una stanza piuttosto stretta e lunga con un'ampia finestra, poi un'altra un pò più grande con due finestre, ma dopo l'asserzione della collega di non avere problemi ci avevano destinate in soffitta dove, come ho potuto constatare, i miei dirigenti avevano fatto un saltino...... non osservando un accidenti. La porta finestra era stata privata della maniglia perchè non c'era il mancorrente e quindi uno sarebbe potuto cadere di sotto e l'altra finestra, collocata piuttosto in alto, riceveva tutto lo scarico dell'impianto di condizionamento. In poche parole non si apriva. Alla prima veramente ci avevano proposto un locale che la 626 aveva giudicato inagibile e ci volevano mettere in tre, ma il terzo (sindacalista) da brava carogna, ha detto che al massimo ci potevano stare due persone..... io e la collega. Avevo accettato di andare in un locale al piano terra, progettando tremende vendette, ma poi avevo constatato che il bagno che avremmo dovuto usare era in comune con tutti quelli che sarebbero venuti nell'azienda, veramente un pò troppo. Quando l'ho fatto presente ai dirigenti mi è stato risposto "che problema c'è?" Poi per fortuna è andata come è andata. La seconda stanza, quella con le due finestre mi è stata gentilmente soffiata da due colleghe che alle mie rimostranze hanno risposto "il dirigente ha detto che ci avevi rinunciato, non è il caso di litigare fra noi." peccato che avevo saputo che erano andate a pretenderla a voce piuttosto alta. Domani è un'altro giorno e inizierò una nuova battaglia, sperando di vincere anche questa da sola.... che la collega dice sempre:" non ho nessun problema"!