UNA CHE VOLEVA FARE LA CASALINGA
martedì, maggio 31, 2005
RIMPIANTO – Come posso spiegare ai nostri giovani colleghi la bellezza di andare al cinema alle quattro del pomeriggio ed uscire alle 10 di sera con il piacere di esserti visto almeno due volte il film? Come spiegare o far provare la calca, il pigia pigia, il pienone dei cinema di una volta, soprattutto quelli in periferia che costavano meno, quando veniva proiettato un film come il QUO VADIS o I DIECI COMANDAMENTI o BEN HUR? Come spiegare loro l’assalto al posto libero, lo scavalcare le persone, le liti “c’ero prima io, è un’ora che stò in piedi”, e poi anche se uno era piccolo si ritrovava a fumare il cinema intero. Se uno voleva mentire ai genitori sul dove era stato non era possibile, si entrava dentro casa e la mamma o il papà “sei stata al cinema! Altro che andare a fare i compiti da Luisa”, i vestiti e i capelli impregnati dall’odore di mille sigarette ti tradivano subito, e anche se non avevi fumato era inutile negare, avevi l’alito che puzzava come il più accanito fumatore. Mi ricordo che quando uscivo dal cinema e respiravo la prima boccata d’aria senza fumo, mi sembrava dolce come lo zucchero filato, e si che negli anni 60 l’inquinamento atmosferico dovuto alle caldaie a carbone e alle macchine non catalitiche non era niente male. Se poi uno voleva stare proprio in pace e spendere poco, andava nei cinema parrocchiali, detti anche pidocchietti (negli anni antecedenti la guerra e prima dell’arrivo degli antiparassitari era facile uscire dal cinema con ospiti indesiderati), si metteva nelle ultime file e bigiava alla grande, maschera permettendo. Adesso lo spettacolo è a orario, i posti sono quelli e non si deve stare in piedi, c’è il surround, il TDX e tutte le tecnologie per farti sembrare dentro il film, non si fuma, si parla a voce bassa, è tutto più soft. Era molto soft nei cinema del centro, cinema che adesso non esistono quasi più così come erano stati concepiti. Mi ricordo l’ADRIANO, storico cinema di Piazza Cavour, quando esposero la mitica macchina di James Bond, la famosa Aston Martin piena di mille aggeggi, io andai a vederla insieme alla sorellona e alle compagne di studi, quelle fecero grandi meraviglie, a me sinceramente non fece nessun effetto, salvo che desiderare di farci un giretto.
sabato, maggio 28, 2005
Pensa bene di bloccarsi ed è iniziato un tiro alla fune niente male tra la sorella e l’oblò, risolto in modo molto brillante dalla sottoscritta(1° sbrodolo). Visto che la lavatrice è di quelle ad incasso ed è quindi collocata in cucina, quale utensile potrebbe prendere una casalinga?
Un mestolo naturalmente (meglio detto cucchiarella) e con questo attrezzo, molto appropriato alla bisogna, ho dato un piccolo colpo al gancio dell’oblò e quello che fa? Salta via come una ranocchia! Recuperata la molla e il gancio, la sorellina ha cominciato i tentativi per reinserire il tutto senza riuscirci naturalmente, e non voleva sentire nessun consiglio, anche sbagliato, da parte mia. Mentre osservavo i tentavi che si succedevano al ritmo di uno ogni due minuti, ho notato un pezzo di metallo inchiavardato con due viti, che bloccava il meccanismo dall’interno. Afferrato un cacciavite a stella, con fare esperto (da che parte si deve girare per svitare?) ho tolto il ferro e finalmente la manopola dell’oblò si è completamente disinserita. E’ un po’ come quando si smonta un’orologio, si collocano tutti i meccanismi in bell’ordine, così si rimontano facilmente, se uno ha una memoria perfetta della sequenza, ma io mi dimentico perfino in che posto ho lasciato le viti, figuriamoci rimontare un meccanismo semplice come un’oblò. Dopo mezz’ora di tentativi andati a vuoto, di parolacce dette per niente sottovoce, alla fine la sorellona ha gettato la spugna
e se ne è andata lasciandomi finalmente campo libero. Rimontare il tutto è stato molto semplice (2° sbrodolata) dopo aver avuto tutto l’agio delle osservazioni degli errori sorelliferi. Afferrato il perno (maledetto tremila volte) con la pinza a beccuccio, inserita la manopola nell’apposito foro, collocata ad arte la molla (ma chi è stato tra gli ingegneri a decidere di mettere una molla in quel posto?) inserito il perno nell’apposito foro facendolo passare con destrezza nella molla e nella manopola (credo che avrei fatto vergognare uno scaricatore di porto), risistemato il blocco di metallo con le due viti, ho provato la maniglia!!! EVVIVAAAA!!!! Ci sono riuscita!!!! Con fare sussiegoso sono andata dalla sorella per farmi fare i complimenti…….. mi ci ha mandato con tutti i crismi della santa religione.
sabato, maggio 21, 2005
Non ne posso più, è da questa mattina che sto configurando il computer della sorellona, e che lo dico a fare? Si era beccata il miglior virus sulla piazza del mondo....... un TROYAN che lo possino acciaccare. Dopo mille peripezie sono riuscita a eliminarlo
!!!!!
mercoledì, maggio 18, 2005
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SORRISO - Come potete vedere siamo riuscite nell'impresa!!
lunedì, maggio 16, 2005

EVVIVA - sono riuscita a mettere un'immagine! Sto al computer dell'ufficio, il mio come al solito fa le bizze. Quando lo vedrà la sorellona sai l'invidia! Grazie Enzo per le tue spiegazioni, adesso riempirò vergognosamente i post di immagini.