UNA CHE VOLEVA FARE LA CASALINGA
giovedì, aprile 28, 2005
BUON VICINATO – Prendo spunto dalla sorellona per dire la mia sulla giornata “condominiale”. Non ho mai creduto a queste pseudo-feste garrule e querule, con persone che non si stimano affatto, costrette ad una convivenza più o meno forzata per un paio d’ore o giù di lì, con sorrisi falsi e cortesi stampati sulla faccia e gli occhi che invece dicono tutt’altra cosa. Mi immagino la festa che, per forza di cose, non si può svolgere nel condominio, a meno di non utilizzare la terrazza condominiale (hihihihi), ma che si svolga presso una delle aree messe a disposizione dal Municipio di appartenenza con relativo Kit fornito dallo stesso (non si capisce cosa comprende). Fatidico giorno il 7 maggio. Immagino tutte le signore e signorine del condominio preparare prelibati manicaretti da offrire ai condomini, mentre i signori e i signorini affaccendati con le tovaglie e le stoviglie. Incolonnati in fila indiana lungo il marciapiede per non occuparlo tutto, dirigersi verso il luogo stabilito per l’incontro. Apparecchiare i tavoli, scambiandosi convenevoli, aprire i contenitori con le cibarie e scoprire che…………..tutte le signore hanno preparato le lasagne, rigorosamente al ragù, e il pollo arrosto con le patate, mentre le signorine hanno portato l’insalata di riso (light) e patate bollite con il prezzemolo e il limone. Per bevande….. cosa c’è di meglio dell’acqua di fonte? Visto che tra i condomini c’è anche un diacono, per forza di cose bisogna dire la preghiera prima di mangiare, costringendo anche quel mangiapreticattocomunistafascistoidedittatore dell’attico a borbottare qualcosa di inintelligibile, mentre dovrebbe ringraziare a gran voce Dio per non averlo costretto per sempre su una carrozzina, per ora gli è stato dato un piccolo assaggio. E che dire dell’avvocato delle cause perse, quello che ha preso la procura alla bella età di 60 anni, e che quando sa che c’è qualche problema invia la moglie in avanscoperta? E il suo vicino ex capo portiere di un grande albergo del centro, viscido peggio di una lumaca, e dove mettiamo le loro gentili consorti? La moglie del geometra che quando ti guarda sembra dire “cellhodoro”? e il di lei marito che si diletta a fare il barbecue al secondo piano, preferibilmente di sabato cuocendo pesce? e la professoressa sorda come una campana e per di più zitella, timida come una collegiale? E il tabaccaio che non si vede e non si sente? E il negoziante che fa pochi affari, e le vedove per niente allegre….. e poi, dulcis in fundo…… io e la sorellona! Zitelle ma non “signorina prego”, che quando c’è da farsi sentire ci sentono eccome. Non posso non condividere in pieno quello che ha scritto la sorellona, e quindi non lo ripeto, ma se ci fosse una macchinetta per far sparire le persone, credo che rimarrei solo IO! Leggere anche ballochepassione, blog sorellifero e più pestifero.
lunedì, aprile 25, 2005
UCCELLI – Se dovessi credere ai presagi oggi è la giornata giusta. In cielo si sono sentite le strida di tre cornacchie che chiamavano a raccolta le consorelle. In breve tempo sopra la mia testa si sono radunate la bellezza di quaranta cornacchie che si posavano alternativamente sulle antenne, salvo levarsi in volo all’ordine delle prime tre. Sembrava di assistere al film di Hitchock. Ho pensato: sono la futura fondatrice di Roma? Ci sarà un terremoto devastante? Vincerò alla Lotteria?….. e invece, nel momento stesso che erano tutte in volo chi esce dal portone del mio palazzo? Il condomino dell’attico!!!! Sono venute ad omaggiare il loro Signore!!!! Quando è partito con la macchina sono sparite tutte! Sic!
IL PAPA – Avevo sempre desiderato vedere la fumata, nera o bianca, per l’elezione di un Papa, ma l’avevo sempre mancata. Nel 1978 ci ero andata vicina, lavorando vicino al Vaticano avrei voluto andarci, ma la mattina era impossibile e la sera era troppo tardi. Questa volta è stato veramente un caso. Ero uscita ad un quarto alle 6 e mentre attraversavo la strada ho intravisto delle persone correre a perdifiato su Via della Conciliazione. Ho detto alla sorellona “andiamo a vedere? Forse c’è stato un incidente.” Locche locche (piano piano) ci siamo dirette a via della Conciliazione mentre dietro di noi qualcuno arrivava in fretta. Era un collega che, telefono all’orecchio, stava dicendo che era stato eletto il Papa. Ho obiettato che non erano neanche le sei e l’elezione era prevista per le 7. Ha confermato quello che aveva detto e nello stesso tempo, a suo dire, erano suonate a distesa le campane del S. Spirito (la quinta colonna non poteva essere che una monaca polacca). Quando siamo arrivate a Piazza S. Pietro c’era ancora un piccolo filo di fumo che a me sembrava decisamente nero, ed anche il maxischermo confermava il colore. Ma tutti erano lì a naso all’insù in attesa che si aprisse il balcone centrale. Il suono delle campane invece confermava che il Papa era stato eletto. Anche se era tardi per me, anche se dovevo pagare minimo altre due ore di parcheggio, sono rimasta, volevo vedere e sentire cosa si prova a vedere un Papa neo eletto. La curiosità era palpabile, anche se quasi tutti facevano il nome di Ratzinger. Dopo venti minuti di scampanio, aspettavamo di vedere il cerimoniere, ma invece niente. Qualcuno ha cominciato a scandire “PAPA, PAPA” tipo tifo da stadio. I religiosi dell’america latina avevano una aspettativa palpabile, mentre qualche tedesco si era portato la bandiera. Qualche spruzzo di pioggia aveva fatto aprire qualche ombrello, ma tacitamente c’era un accordo, all’apertura del balcone ombrelli chiusi se no non si vede niente. Finalmente verso le sette ecco che le finestre al balcone centrale si aprono e nello stesso tempo le tende rosse si chiudono. Quando è stato pronunciato l’ “Habemus Papa” il tifo da stadio è esploso, e quando ha pronunciato il nome dell’eletto c’è stata una delusione palpabile da parte dei latino-americani, ma i tedeschi…. Dietro di me ce n’erano almeno dieci e anche se c’era la diretta televisiva questi stavano facendo la cronaca minuto per minuto con i loro amici Bavaresi. Il nome da Papa “Benedetto XVI” non è piaciuto, volevano un Giovanni Paolo III. Sono contenta che non abbia assunto quel nome, non gli si addice. Quando alle due logge laterali si sono affacciati i cardinali che avevano partecipato al conclave, la sorellona mi ha detto “sembrano sollevati che non sia toccato a loro”, a me invece, vista la distanza, sembravano tanti piccoli pulcini rossi. Hanno detto che non c’è stato l’entusiasmo che era stato riservato al defunto pontefice all’atto dell’elezione, è vero, ma io sono sicura che questo sarà un vero pastore d’anime. Come esperienza è stata veramente coinvolgente, per tutti i sentimenti espressi da chi mi era vicino e, per quelli provati. Ne valeva la pena.
giovedì, aprile 07, 2005
CRONACA DI “UN’IMBOSCATA” – Disprezzatemi pure, faccio parte degli “imboscati”! Sono una di quelle persone che avvalendosi di una conoscenza in Vaticano, peraltro amico di un’amica dell’amico, è riuscita ad entrare in S. Pietro a vedere le spoglie mortali del Papa senza fare le chilometriche file. Non è stata questione di giorni, l’ho visto stamattina e gli ho chiesto se poteva ottenere di entrare in maniera defilata in S. Pietro e mi ha risposto che sì, si poteva fare per non più di tre persone, noi eravamo in due, ma non me l’assicurava. L’appuntamento era per l’una e mezza. Verso mezzogiorno, temendo di non trovare più neanche un panino, siamo andate al bar per mangiare, quello che si è trovato ovviamente. Rientrate, nemmeno mezz’ora dopo siamo state chiamate, invece che all’una e trenta l’appuntamento era per l’una precisa. Quando siamo scese abbiamo scoperto che in totale saremmo stati in sei, compreso lui. Ci ha ripetuto che non sapeva se ci saremmo riusciti e facendoci fretta ci ha fatto dirigere verso la Basilica passando per una via laterale. Non pensiate che sia stato facile, la gente che aveva già reso omaggio al Papa veniva in senso inverso a quello nostro e noi non dovevamo perdere di vista il nostro anfitrione, cosa un po’ difficile visto che per i suoi ospiti l’altezza media era un metro e sessanta, lui un metro e ottanta. Arrivati a porta S. Anna siamo riusciti a passare e, con la raccomandazione di camminare in maniera frettolosa per dare l’idea che lavoravamo lì, ci siamo diretti verso una ripida scalinata di pietra, stretta stretta che permetteva il passaggio di due persone stando l’una di fronte all’altra. Meno male che sono dimagrita ….nti chili se no ci passavo solo io. Arrivati al pianerottolo la vista della piazza era mozzafiato, peccato che non ci ha permesso di soffermarci neanche un attimo, passato un altro cancello ci siamo incolonnati dietro l’ultimo pellegrino, poco prima del portone centrale. Quando abbiamo iniziato a fare la fila l’emozione era tangibile, il silenzio della folla era interrotto solo dai canti arabi che provenivano dall’altare centrale. Mentre si procedeva verso il catafalco mi sono guardata intorno e sono rimasta sconcertata da chi occupava la navata sinistra, a parte i pellegrini stravolti dalla stanchezza che cercavano un po’ di riposo e un po’ di fresco, era la presenza di molti genitori con bambini piccolissimi……. Mano a mano che ci avvicinavamo vedevo i resti del passaggio dei pellegrini precedenti: bottigliette d’acqua vuote e semipiene erano state abbandonate vicino alle transenne, qualcuno si era perso un pullover. Insieme a questa osservazione e sempre attenta a non perdere d’occhio il nostro anfitrione che, nel frattempo, ci aveva raccomandato di tenerci sulla destra per vedere meglio le spoglie del Papa, salvo poi mettersi a sinistra per uscire dalla stessa parte da dove eravamo entrati, sentivo che la sacralità del luogo e l’avvicinarsi alla salma invece di essere un incentivo alla preghiera e al silenzio, si trasformava piano piano in un sentimento di frenesia, di desiderio di essere primo, di trovarsi davanti al catafalco con il telefonino-macchinetta fotografica, video, per immortalare le spoglie di un uomo che meriterebbe il massimo rispetto. A tre metri si sono scatenati. Dietro le mie spalle un ragazzino ha tentato di usarmi come scala, con il beneplacito della madre, per vedere…… Ho invitato la signora alla calma e ho reclamato il rispetto per la salma, invitandola nello stesso tempo a spostarsi se aveva tanta fretta, e lei ha detto si sposti lei, logicamente ognuno è rimasto sulle sue posizioni. Tre uomini di colore, sui centodieci chili l’uno, hanno cominciato a spintonare e siamo stati costretti a lasciarli passare, mentre io dichiaravo ad alta voce che mi sembrava di essere alla cassa del supermercato in un giorno prefestivo. Alla fine sono riuscita ad arrivare alla transenna e mi è sembrato di vedere il Cristo del Mantenga, l’espressione del Pontefice non era serena ed il passare dei giorni peggiora le cose. Vedere che i suoi piedi erano stati allineati di nuovo mi ha fatto male, neanche da morto lo lasciano in pace. Visto dalla parte sinistra il volto mostra tutta la sofferenza patita, il corpo sembra si sia asciugato, rimpicciolito quasi. Il tempo di farsi il segno della croce e si viene invitati a spostarsi. Durante la querelle ci hanno diviso ed io mi sono fermata un attimo per vedere se riuscivo a vedere la sorellona, sono stata invitata nuovamente ad andare avanti. Fortunatamente il nostro anfitrione dalla sua altezza è riuscito a vederli e tenendoci un po’ defilati li abbiamo aspettati. Riuniti di nuovo, ci siamo diretti verso l’uscita percorrendo la navata di sinistra e siamo usciti dalla stessa parte, varcando lo stesso cancello. Però sono riuscita a guardare di nuovo la piazza. Le bandiere rosso-bianco con il fiocco nero riempivano la piazza e via della conciliazione, era uno spettacolo sconvolgente. Uscite da porta S. Anna, abbiamo salutato e ringraziato il nostro anfitrione e ci siamo dirette di nuovo verso la nostra Azienda. Ci avevamo messo in tutto tre quarti d’ora, eravamo entrate che il campanone suonava il quarto e siamo tornate in ufficio alle due precise. Dieci minuti per andare, dieci per tornare, venticinque minuti di fila. La visita non è dovuta né alla curiosità né alla fede, semplicemente ho voluto rendere omaggio ad un uomo che nel bene e nel male ha cambiato la storia. Lui è arrivato a Roma per il Concilio nello stesso tempo in cui venivo trasferita vicino al Vaticano. Si può dire che abbiamo cominciato tutti e due le nostre nuove vite lavorative nello stesso anno e nello stesso luogo. Ci siamo incrociati davanti alla Chiesa del S. Spirito un giorno di primavera o autunno, faceva freddo, e mi sono accorta che tutte le vie che circondavano la chiesa erano vuote di traffico. Ho detto alla sorellona “Vuoi vedere che passa il Papa?” e lei ha detto “Nooooo!!”. Invece di rientrare subito in ufficio dopo il caffè, ho voluto aspettare un po’, ed in previsione che la mia intuizione fosse vera ho preparato un fazzoletto bianco, di carta, ed infatti eccolo lì, nella macchina scoperta che girava contromano per Via dei Penitenzieri, ho letto la sorpresa sul viso dei suoi ospiti e sulla sua mentre ci benediceva e noi sventolando i fazzoletti gli dicevamo “Ciao, ciao”, dopo mi sono resa conto che avevo saltato un po’ di protocollo cattolico. Avrei dovuto almeno farmi il segno della croce quando ci benediceva, ma in quel momento mi sentivo ospite in un paese straniero e mi sono comportata come un’inglese in visita a S. Pietro. In questa professione di carità ho voluto considerarlo come un amico che dopo ventisette anni in cui ci siamo visti e sopportati se ne è andato a iniziare una nuova vita verso un nuovo paese, così come ha fatto quando è venuto a Roma.
In questi giorni chi lavora od abita nella zona Vaticana o ha perso completamente la fede e si è dedicato con piena convizione alla bestemmia più brutale o l’ha acquistata per la penitenza di non poter neanche uscire di casa per procurarsi i beni di prima necessità. Dire che le file chilometriche di persone sono dovute alla fede è molto improprio, la maggioranza delle persone è venuta perché “ci sono le televisioni di tutto il mondo!”, è il circo mediatico che ha spinto queste persone a sottoporsi a questa tortura. Ieri davanti all’ospedale del S. Spirito c’era una colonna compatta di persone e i militari non facevano uscire nessuno dall’ospedale, solo una signora che è diventata mamma con il suo piccolo fagottino rosa tra le braccia è stata autorizzata a oltrepassare la fila. Nell’ospedale entravano decine di persone che avevano abbandonato la fila per cercare un bagno, un caffè, un panino. Molti che già avevano visitato Roma sapevano che svoltato l’angolo c’era via della conciliazione, non sapevano che invece sarebbero stati incanalati in un girone dantesco, avrebbero conosciuto l’inferno più duro prima di arrivare a vedere il purgatorio, perché il paradiso lo avranno soltanto quando torneranno alle loro case.