UNA CHE VOLEVA FARE LA CASALINGA
sabato, dicembre 25, 2004
NATALE - C'era qualcosa che mancava nel condominio! Non me ne sono accorta subito perchè alle porte c'erano i soliti festoncini pretenziosi, somiglianti in piccolo alle ghirlande americane. Dopo le palle dorate o rosse, questi fanno molta più tendenza. L'ALBERO DI NATALE ecco cosa manca!! Non ci sono le palle, le luci e i festoni nel portone, assolutamente niente! Sarà la crisi economica che ha portato i casigliani a soprassedere ad una abitudine quarantennale? O forse il condomino, tanto gentile, che è andato via non è stato sostituito? O forse l'ultima riunione di condominio ha svelato il vero volto di chi ci abita? Forse sono vere tutte e tre le ipotesi, anche se propenderei più per l'ultima. Anche in ufficio la vigilia di Natale ha avuto i suoi fuochi. Una "gentile signora" ha avuto la bella idea di voler mettermi in difficoltà rimembrando una comune conoscenza. Mal gliene incolse.... come ha già detto la sorellona sotto Natale si risveglia il peggior lato del mio carattere, soprattutto se qualcuno crede di potermi prendere in giro con la falsa benevolenza. Le ho dato una risposta che ha fatto capire a chi era nella stanza la natura della nostra comune conoscenza, da lei tanto ammirata e da me altrettanto biasimata. Devo dire che ha incassato bene, ma non ci proverà più, ormai sà che non mi faccio scrupolo anche in presenza di estranei di risponderle per le rime. Bando alle recriminazioni. Ieri, alle due del pomeriggio siamo andate a fare la spesa, non avevamo comprato ancora niente. Ho trovato la tacchinella che avevo cercato tanto e già sentivo il sapore croccante sotto i denti, quando alla cassa ho scoperto che la sorellona, visto che era vigilia, aveva comprato due tipi di pesce, uno per il pranzo e uno per la cena..... Quando le ho fatto notare che sicuramente avremo pranzato per le quattro......Insomma a Natale abbiamo pranzato con il pesce.
sabato, dicembre 18, 2004
INCONTRO TRA BLOGGER - Arrivate alla stazione Termini alle 20 e 35, il treno portava un pò di ritardo, ci siamo dirette verso via Marsala dove c'è il posteggio per i taxi. Ne passavano decine sulla strada, ma nessuno che imboccasse il parcheggio per raccogliere i passeggeri in attesa. La sorella ha cominciato a telefonare a tutte le società che riusciva a leggere sulle fiancate dei taxi....seeeeh e quando ti rispondono? La luce che illuminava la via ogni tanto faceva le bizze e piombavamo al buio e proprio in quei momenti due tassinari abusivi ne approfittavano per sibilare "tassì? serve tassì a modico prezzo?". La prima volta ho stretto a me la borsa e i pacchi, poi tra me e me gli ho tirato un paio di accidenti. Erano le 21 e la sorella ha telefonato a Enzo raccontandogli la nostra situazione e lui, con frasi "gentili, calme e rassicuranti" ci ha detto che era appena arrivato a Piazza Sempione dopo che aveva incontrato un corteo di forzisti......! Ci ha detto di andare direttamente al ristorante. In quel momento è arrivato un tassì e quando abbiamo dato l'indirizzo l'autista ha cominciato a borbottare e nello stesso tempo ha acceso la luce di cortesia?! Aveva preso uno stradario di quelli dove sono indicati tutti i sensi unici e continuava a consultarlo ogni volta che c'era un semaforo rosso. Dopo un quarto d'ora eravamo arrivate. Percorsa una stradina buia con un mini marciapiede, le voci dei ragazzi che aspettavano fuori ci hanno guidate al locale. Dire che quando siamo arrivate ci fossero quasi 50 ragazzi è dire poco, altrettanti erano in attesa in una piazzetta vicina adibita a parcheggio. Abbiamo telefonato ad Enzo per dirgli che noi eravamo arrivate e lui ha risposto "veniamo subito, siamo alla piazzetta". Io ho equivocato e, mentre la sorella si dirigeva verso il ristorante per capire come si prenotava, io mi sono diretta verso la piazzetta del parcheggio convinta che fossero lì..... Poi mi è venuto in mente di dirgli che avevamo prenotato noi e quando gli ho telefonato mi ha risposto "Ma chi è? Che voj?", con la mia voce bassa (ululando per sovrastare il chiasso) gli ho detto che avevamo provveduto già a fissare i posti. Mentre la sorella usciva dal ristorante, eccoli che arrivano. Riconoscere Enzo è la cosa più semplice del mondo.... baffi alla Stalin e cappello sulle 23, da bohemiene. Presentarci nuovamente è stato ancora più bello della prima volta. Bollesan e Gorillina (veramente bei ragazzi) e Leira, che neanche io conoscevo, ci hanno colpito favorevolmente. Bollesan e noi abbiamo parecchi gusti in comune, ci piacciono a tutti e tre i film d'azione, dell'orrore, di fantascienza e di fantsy, oltre ai cartoni animati della Pixar. Mentre con Leira avevamo in comune la stessa opinione sui film di Benigni e soprattutto il giudizio su "la vita è bella" che non è piaciuto a nessuna delle tre mentre giudicavamo molto migliore "train de vie". Quando siamo entrati e abbiamo ordinato le pizze e le bruschette, abbiamo chiesto anche la birra, e visto che eravamo in 6 l'avventore ci ha proposto 3 litri di birra che avrebbe portato dentro una colonna munita di spina per la mescita. Le bruschette, arrivate per prime, sono sparite in men che non si dica e nello stesso tempo è arrivata la "colonna". Entusiasmo da parte di Enzo che si è divertito a servire la birra per tutti. Non ancora sazio, ha ordinato un nuovo giro di bruschette e in quel mentre sono arrivate le pizze, buone come ci erano state promesse. Vedere Enzo quando mangia fà bene agli occhi ed al cuore. Ci mette la voglia, il gusto e il piacere di mangiare (a Roma si dice: è meglio comprargli un vestito che portarlo a pranzo), da vero bohemiene. Chiacchierando piacevolmente, abbiamo tirato mezzanotte e passa. Peccato che eravamo stanche del viaggio se no..... Enzo, da bravo cavaliere, ci ha riportate a casa, parlando continuamente della serata trascorsa e di come eravamo stati bene ed al piacere del prossimo incontro.
venerdì, dicembre 17, 2004
VIAGGIO A FIRENZE - Alzataccia alle 6 per riuscire a prendere l'eurostar per Firenze che partiva alle 8,30. Siamo uscite per prendere l'autobus che ci avrebbe condotte alla stazione della metropolitana per andare a Termini, alle 7,30. Salite alle 7,40, c'è tutto il tempo no? e come no? sembra sempre che i mezzi lo facciano apposta, in genere per portarci alla fermata della metropolitana ci impiega 10 minuti, questa volta più di un quarto d'ora, sono le 7 e 57. La metropolitana passa alle 8 e 5..... c'è sempre tempo no? arriva alla stazione Termini dopo un quarto d'ora, sono le 8 e 12, dobbiamo ancora trovare il binario di partenza del treno e siamo ancora nel sottosuolo.... comincio ad entrare nel panico! Chiedo ad un barista e la risposta sarebbe da schiaffi, afferro la sorella, imbocco le scale e ci troviamo davanti ai binari. Da dove parte il nostro treno? I tabelloni luminosi non mi sono mai stati d'aiuto, devo andare a Firenze ma il treno ha come destinazione finale Milano, qual'è quello giusto? Alla fine un gentile signore con casacca fluorescente arancione con su scritto "accoglienza", visti quanti imbranati come me esistono, ci dà l'indicazione giusta. Trovato il binario ed il treno, bisogna trovare la carrozza, mancano 8 minuti alla partenza, ce la faremo? La sorella non vuole che la sostenga (dice che la trascino) ma la nostra carrozza è alla fine del treno, l'11^ carrozza. La sorella parafrasando il film "Febbre da cavallo" ha detto "un'altro pò e a Firenze ci arrivavamo praticamente a piedi". Trovati i posti, tutti e due vicini al finestrino, l'eurostar è partito in orario perfetto, le 8,30. Sulle colline fiorentine c'era ancora la brina notturna che rendeva il terreno grigio-opaco e per un attimo mi ha ricordato un racconto di Lovecraft, devo dire che mi è mancato per un momento il respiro. Vicino Firenze la luce è cambiata, è diventata dorata. Scese alla stazione di S. Maria Novella io volevo andare a prendere un caffè, la sorella voleva andare a vedere la chiesa. Mentre discutevamo vediamo un'autobus rosso scoperto, uguale a quello che scorazza i turisti a Roma. Che si fa? Rimandiamo la visita alla chiesa e addio caffè, facciamo il giro della città. Va bene, però si sale sopra! Ci forniscono di auricolari ancora sigillati, rossi come l'autobus, e ce ne andiamo al secondo piano. Siamo solo in 6, mentre sotto è pieno. Dagli auricolari, secondo quanto ci hanno detto, dovrebbe sentirsi la spiegazione in italiano....dalle nostre si sentivano tutte le lingue meno che l'italiano. La sorella si è spostata sui sedili posteriori ed ha infilato la spina sui sedili dietro e finalmente una voce femminile con accento fiorentino ha cominciato a dare spiegazioni. Come al solito l'ho sentita con un orecchio solo, ero troppo occupata a guardare tutto. Quando abbiamo attraversato l'Arno e poi l'abbiamo costeggiato, mi riempivo gli occhi di tutto quello che vedevo, mentre la sorella continuava a dire "ho freddo, perchè non scendiamo? dov'è Ponte Vecchio?" Ho cominciato ha sentire un pò di freddo quando l'autobus ha imboccato la salita per Piazzale Michelangelo, ma non l'ho ammesso con la sorella, anzi ho negato a tutto spiano. Da lassù la vista era magnifica, sembrava di stare sul Gianicolo, con la differenza che qui si vedeva il fiume. Alla fine del giro, abbiamo imboccato decisamente la strada per andare a vedere il Duomo. Sono rimasta delusa dall'interno. Mi ero abituata alla ricchezza delle chiese siciliane e vedere questa modestia d'interni mi ha lasciata perplessa. Ho proposto alla sorella di salire sul campanile di Giotto..... forse dopo due giorni saremmo arrivate in cima! Piazza della Signoria ci è sembrata piccola piccola da come ce la ricordavamo ...nta anni fà, e come allora c'erano i ponteggi. Le biciclette a Firenze sono come i motorini a Roma, girano da tutte le parti, e la sorella memore di quello che le era successo, ogni tanto s'irrigidiva e ululava "biciclettaaa". Ci siamo dirette verso Ponte Vecchio, nostra meta, e mentre ci avvicinavamo che abbiamo visto? Un negozio di dolci, pieno di tutte le leccornie che si possono desiderare, coloratissime. Siamo entrate per comprare due "sciocchezze" e come al solito siamo uscite con una busta piena di "dolcezze". Finalmente siamo arrivate a Ponte Vecchio. Abbiamo cominciato a guardare le vetrine, ma non c'era niente che ci piacesse, mentre attraverso le porte a vetri potevamo vedere la finestra che mostrava l'Arno. Era l'una del pomeriggio e la luce era meravigliosa. Dorava tutti i palazzi sul lung'Arno rendendo Firenze "la città d'oro". Dopo aver gironzalato un pò su e giù, finalmente la sorella ha adocchiato due spille in filigrana d'argento bagnate nell'oro, siamo entrate nel negozio e mentre lei osservava le spille, io mi incantavo a vedere il paesaggio dalla finestra del negozio. Abbiamo chiesto alla negoziante se poteva dirci dove si mangiava bene senza spendere un capitale, e gentilmente ci ha dato l'indicazione di un ristorantino. Sono una che se gli dite "gira a destra" io giro a sinistra, quindi abbiamo imboccato decisamente a sinistra, fatta la salita, trovata la colonna, trovato il bivio, ma il ristorante dov'è? Nun s'e visto nulla! Ridiscese, con la sorella che bofonchiava a tutto spiano, dandomi la colpa di non aver capito nulla, ed io per ripicca, filavo come un diretto in discesa lasciandola dietro. Alla fine siamo andate a mangiare in un ristorantino turistico. Addio fiorentina (bistecca s'intende), da sole un ce la si fà. Abbiamo ripreso a gironzolare per Firenze, e visto che avevamo attraversato l'Arno e ci trovavamo sulla riva sinistra...... passando davanti ad un negozio di borse... è scattata l'attrazione fatale. E sì che il negoziante continuava a dire "c'è la congiuntura, c'è la crisi, siamo in recessione, l'è troppo cara, ci ripensi, nun li spenda tutti questi vaini", ma noi irremovibili (sceme) le abbiamo comprate lo stesso. Una pazzia l'anno val bene farla, aiuta lo spirito non certo la borsa, ma chissenefrega!!!!! E sì che anche il bancomat ci si era messo, non voleva saperne di fare la transazione, ma alla fine ne abbiamo avuto ragione. Riattraversato l'Arno, mentre gironzolavamo, abbiamo ritrovato un mercatino che ci era rimasto nel cuore e dove c'era un cinghiale di bronzo che a toccargli il muso si dice porti fortuna. Abbiamo costeggiato il lung'Arno beandoci del tramonto, mentre all'interno gli addobbi luminosi messi nelle strade si accendevano. Cominciava l'afflusso dei fiorentini al centro per lo struscio, e visto che il centro era pieno di bancarelle, c'era pericolo di rimanere bloccate. La sorella stanca ha voluto tornare verso la stazione, anche se erano soltanto le 5. Il treno partiva alle 18 e 45. Quasi due ore di attesa nella saletta del bar della stazione. Mentre la sorella occupava due sedie (una con il piede) io andavo a prendere due thè. E' ricominciato il panico quando alle 18 e 30 ancora non si vedeva il treno. L'avviso c'era, ma il treno mancava. Questa volta per salire avevamo solo 8 minuti, ma per fortuna la nostra era la nona carrozza. Arrivate a Roma, siamo andate ad incontrare i Blogger, ma questa è un'altra storia.
giovedì, dicembre 16, 2004
PRANZO CON I COLLEGHI: Stiamo arrivando a grandi passi al Natale e, contrariamente agli altri anni, una signora ha organizzato un pranzo, pagando alla romana, presso una pizzeria. E' stato uno spettacolo vedere alle 13,30 una frotta di 54 persone avviarsi a gruppi di due o tre sotto l'acqua (nuvoletta alla Fantozzi) verso la pizzeria. Ancora più bella è stata la caciara per le ordinazioni "Pizza margherita, napoli, capricciosa, gnocchi al pesto, al sugo, birra alla spina, coca cola, acqua, vino" detto in un'unica voce a toni alti per sovrastare le altre voci. Ed io al tavolo di chi sono capitata? Dove c'erano Enzo e Silvia. Enzo alla mia sinistra. Mentre eravamo in attesa delle pizze il gestore ha portato un pò di bruschette..... e che lo dico a fare? Il primo che è riuscito a prenderle è stato Enzo, mentre nel frattempo aveva già assaggiato gli gnocchi al pesto ordinati da Juna. Mentre ancora arrivavano le bruschette, hanno cominciato a portare le pizze, iniziando dalle margherite, successivamente hanno proseguito con le capricciose, ed una di queste era di Enzo. Fino a quel momento Enzo, oltre che mangiare le bruschette, con il telefonino aveva fotografato le più belle colleghe (io non ci sono hihihihihi), ma quando è arrivata la pizza ha smesso..... con una mano teneva una fetta di pizza e con l'altra continuava a mangiare la bruschetta. Se fosse stato in possesso di altre due mani sicuramente in una avrebbe tenuto il bicchiere con la birra e con l'altra avrebbe continuato ad assaggiare gli gnocchi variamente conditi. Peccato che se ne è andato prima che servissero il panettone ed il pandoro con il vino "bracchetto d'asti rosso".... peccato per me, perchè era talmente buono che ne ho bevuti due bicchieri..... sono tornata al lavoro barcollando leggermente e mi sono astenuta dal cantare cori da avinazzata perchè ero sola..... ma se ci fossi stato tu Enzo, chi lo sà?
mercoledì, dicembre 15, 2004
RIENTRO - Rientrare al lavoro è stata dura, anche perchè ero rientrata nel periodo di maggior lavoro. Mentre rimpiangevo di cuore il viaggio fatto, ecco che compare di nuovo Luciano, quello del delete al dischetto fotografico. Era venuto dal suo amico Beniamino per scaricare le foto fatte dopo il papocchio, sapeva che nel computer aveva lo stesso programma della sua macchina digitale. Dopo un pò me lo vedo comparire con la faccia smarrita e mi chiede "gemè, che mi puoi fare la copia delle foto che hai fatto tu?". La mia faccia deve essere stata tutto un programma, non sapevo se ridere o restare seria. Dopo aver deglutito parecchie volte per farmi passare la ridarella, con voce innocente ho chiesto"che è successo? Non avete scaricato le foto nel computer? Non avete fatto il dischetto?" "No, il fatto è che avevamo scaricato le foto in un file e poi ci ha chiesto se volevamo deletare ed abbiamo risposto di si! Non sò come è successo ma ha cancellato il file e anche il dischetto. Che dico a mia moglie? quella questa volta non ci crede davvero che sono stato in Sicilia!" Sono scoppiata a ridere di cuore, anche se mi è dispiaciuto, e gli ho promesso che gli avrei portato un dischetto con le foto migliori che avevo scattato. Dopo un paio di giorni è tornato e gli ho dato il dischetto, anche se è rimasto soddisfatto ho notato che era un pò deluso, d'altronde ognuno di noi ha un proprio gusto fotografico, e poi per dimostrare alla moglie il soggiorno in Sicilia era più che sufficiente.
lunedì, dicembre 13, 2004
ARRIVO A ROMA - Alle 5 e 30 l'altoparlante, con una voce femminile molto soft, ha dato la sveglia. Mancava un'ora all'approdo, c'era tempo sufficiente a fare anche colazione. Appena pronte ci siamo dirette al bar che era al piano di sotto, lasciando i bagagli in cabina. Quanto è bello il giorno dopo una notte passata in bianco. Come al solito i camionisti erano arrivati prima di noi e stavano facendo un'abbondante colazione a base di caffè e panini, noi ci siamo accontentate di un cappuccino con cornetto. Siamo tornate alla cabina a prendere i bagagli, mancava un quarto d'ora all'attracco e come al solito....mi sono persa. Invece di salire all'ottavo piano, siamo salite al nono. Mi sembrava che i corridoi fossero molto più corti e meglio arredati... e ti credo eravamo nelle suite. Accidenti! Mi sarebbe piaciuto vederne almento una, ma era praticamente impossibile. Ridiscese di un piano, siamo arrivate finalmente alla cabina e ci siamo caricate i bagagli. Fatica improba fino all'ascensore, e poi, chiama che ti chiama non riuscivamo a prenderlo. La tentazione era di urlare "ASCENSORE" a squarciagola e con tono da pescivendola, ma un passeggero ci ha informate che l'ascensore quando si è vicini all'attracco non sale oltre il settimo piano. Gabriella ed io ci siamo guardate... e adesso? Quando arriveremo in porto qualche santo ci aiuterà, speriamo sotto forma di qualche bel fusto tutto bicipiti. Basta chiedere e sarai esaudito. Un bel ragazzo vista la nostra difficoltà si è caricato delle nostre valigie e quando io gli ho chiesto "posso fare qualcosa per lei?" intendendo un caffè, un cappuccino, un cornetto, un panino, mi sono sentita rispondere "Preghi!" e certo che se mancava uno scalino si ammazzava di sicuro. In fondo alla scala il vegliardo mi aspettava, novello Romeo, ed io, sussiegosa Giulietta l'ho appena salutato. L'attesa per lo sbarco si è protratta per più di due ore, così invece di sbarcare alle 6 e trenta siamo sbarcati alle 8 e tre quarti. L'attesa ha provocato mugugni a non finire, tra il "perchè non ci hanno fatto dormire di più" a "ma quanto bisogna attendere?" tutto detto con tono stizzito. Ed io che dovevo dire? Dovevo tenere a bada il vegliardo che a volte si sentiva Bogart in "casablanca" e mi aspettavo che pronunciasse la frase "suonala ancora Sam", e mi trovavo a sperare che arrivasse l'aereo per fuggire di lì! Alla fine siamo sbarcati. L'arrivo a Roma ci ha riportate alla realtà.
lunedì, dicembre 06, 2004
VIAGGIO IN SICILIA - 7° GIORNO: ieri sera, prima di andare a letto, mi hanno detto che i dolci ordinati si dovevano andare a prendere di persona "e va beh! Ci vanno magari in due e li portano agli altri" seeeeeh, e chi li paga?? Egoisti!!!! Mi sono messa d'accordo con Paola per andare a Cefalù, io per prendere la cassata, lei per comprare un carretto siciliano per il nipote (diktat paterno, pena "diseredata"). Ci siamo alzate abbastanza presto, l'autobus passava a 5 minuti alle otto. Le valigie le avevo già preparate la sera prima perchè dovevo sistemare strategicamente tutte le bottigliette di liquore comprate. Le avevo avvolte una per una nelle magliette usate e sistemate un pò sopra, un pò sotto e un pò sui lati della valigia, al centro il barattolo di marmellata ai fichi d'india. I dolci invece erano in una borsa a parte, piena da scoppiare..... ma quanto è piacevole il peso quando è dolce il contenuto! Mentre aspettavo Paola ho gettato un'occhiata alla tabella oraria dell'autobus e mi è venuto un'accidente.... se quello scritto era vero avevamo perduto l'autobus ed il prossimo sarebbe passato di lì ad un'ora (era domenica). Ho cellularato (telefonato sul cellulare) a Paola, in piena crisi di panico, e lei calma calma mi ha fatto leggere la tabella e mi ha detto che gli orari che avevo visto io erano per i feriali e quindi...... Ed infatti, puntuale come al solito, eccolo lì alle otto meno 5. Siamo arrivate in paese alle 8 e 15 e lì ci siamo rese conto che la domenica in Sicilia, specie in provincia, è solamente degli uomini. Abbiamo passeggiato nelle vie di Cefalù in attesa che aprissero i negozi, eravamo arrivate troppo presto, e la bellezza di quelle viuzze senza traffico, silenziose, con il sole che ancora non riusciva a penetrare nelle strade, con gli odori del caffè e delle paste dolci appena sfornate..... resistere alla tentazione bisogna! Due giorni prima, sempre per colpa di Paola, non avevo voluto rinunciare al gelato alla frutta.... ma com'è che lì è tutto più buono, sarà perchè uno è in vacanza o perchè sono proprio bravi? La senconda che ho detto. Paola continuava ad adocchiare i negozi di bigiotteria ed io quelli di dolci e liquori. Dopo aver passeggiato su e giù per le vie del centro, finalmente i negozianti hanno cominciato ad aprire le serrande e Paola ha potuto comprare il carretto siciliano (non sarà diseredata!). Io invece volevo comprare una bottiglia grande di liquore al fico d'india e quindi sono entrata in un negozio di vini e ho chiesto la bottiglia e la signora mi ha domandato se fico d'india rosso, giallo o bianco? Ma non sono tutti uguali? NO!!!! quello più buono è quello rosso, perchè è il più dolce. Per non sbagliare ho preso una bottiglia di fico d'india rosso e una di giallo, il bianco non l'avevano... sarà per la prossima volta. Paola mi ha imitato. Poi siamo entrate in un piccolo negozio di souvenir e lei ha comprato un mucchio di sopramobili in lava molto graziosi, soprattutto piccoli, ed io ne ho approfittato per comprarne uno che raffigurava un carretto siciliano, così la sorella sarà contenta. Erano quasi le 10 e dovevamo ancora andare a prendere la cassata. Ci siamo affrettate e quando siamo entrate nella pasticceria, io ho chiesto il mio bellissimo dolce e lei ha comprato un pò di dolci. Alle 10 e 20 passava l'autobus, e noi ci siamo recate ad aspettarlo alla fermata della stazione, ormai donne pratiche del paese, e ci siamo accalorate in una discussione su come sistemare meglio i pacchi che un'altro pò l'autobus ci passava sotto il naso. Il mio urlo "FERMAAAA!!!!" ha stranito un pò l'autista, che però ci ha riconosciute, e dopo 20 minuti eravamo in albergo. E che ti fà la mia carta magnetica per entrare? Non funziona!! Puntuali come tutte le carte a tempo, questa ha deciso di piantarmi in asso 10 minuti prima della scadenza. Non dovevo lasciare la camera alle 11? sono solo le 10 e 50!! Mi hanno dato una carta di riserva ed ho potuto sgomberare la stanza. Che cosa squallida è l'attesa. Dopo aver portato i bagagli in una stanza, che per fortuna era a nord, e averli lasciati lì (io mamma ansiosa di vari chili di dolci + cassata), non riuscivo a stare tranquilla. Paola ed io ne abbiamo approfittato per andare a vedere il salone dove si era svolto il matrimonio.... bellissimo! La vetrata dava su Cefalù e si creava un effetto ottico davvero straordinario, tipo Giardino degli Aranci a Roma, sembrava quasi che Cefalù fosse a portata di mano, ma appena usciti dal salone Cefalù tornava lontana. Per passare il tempo ci siamo scattate un pò di fotografie... l'albergo, la piscina, il giardino, il viale. All'una, stanche di non avere fatto niente, finalmente ci hanno chiamato per il pranzo, ma non nella sala comune dove fino ad allora avevamo consumato colazione e cena, no! Questa volta ci hanno portati in una bella sala,con toni di verde chiaro e scuro, apparecchiata in pompa magna. Però, che carini, oggi è l'ultimo giorno e ci fanno la FESTA. Quando hanno servito le pietanze,cominciando con un antipasto servito in un piattino che sembrava una conchiglia, ho dubitato che fossero gli avanzi del pranzo degli sposi, ma il dubbio non l'ho esternato, perchè guastare la festa? Andando avanti con il pranzo, la mia convinzione diventava certezza. Troppa raffinatezza, troppa ricercatezza nelle pietanze, non era proprio un pranzo da albergo. Una delle pietanze, crespelle ai frutti di mare, mi è rimasta sullo stomaco, ed il finale con il gelato alla fragola, duro come il marmo, non ha fatto altro che bloccarmi lo stomaco. Il caffè caldo non ha sortito effetto, ci voleva un liquorino, ma quale? Nel dubbio astenersi. Finalmente alle 3 e mezza è arrivato il pullmann che ci doveva portare al porto di Palermo per l'imbarco. La partenza era per le 18 e trenta, ma bisognava stare là almeno un'ora prima. Raccolti tutti i bagagli, fatica immane da sisifo, e portati vicino a pullman (le uniche tre persone che sbuffavano come mantici indovinate chi erano?), controllato che venissero sistemati al meglio, con mille raccomandazioni da parte di noi tre "Piano, attenzione, la metta dritta non coricata..... lo sò che è il suo mestiere, ma so io cosa c'è dentro", siamo salite sul pullmann. Addio Cefalù, spero veramente di poter tornare, anche fra dieci anni, a gustare e vedere tutto quello che ho visto e goduto. A Palermo la nave ci attendeva. Lunghe file di passeggeri erano già in attesa, ma bisognava aspettare prima l'imbarco delle macchine e dei camion, gli ultimi saremmo stati noi. Le signore prepotenti tentavano di mettersi in prima fila, contrastate da tutti quelli che erano avanti. Finalmente è stato dato il via all'imbarco. Come al solito io e il vegliardo, non mi voleva lasciare sola, siamo risultati ultimi, io per via del peso, lui per galanteria. Prima di partire Gabriella ed io avevamo parlato con l'organizzatore della gita per avere una cabina doppia, c'era bastata l'esperienza dell'andata per non volerla ripetere al ritorno. Il cambiamento però richiedeva un pò di tempo e così, nell'incertezza di poter ottenere una cabina solo per noi due, ci hanno detto di poggiare i bagagli nella cabina di Paola. Nell'attesa siamo andate a vedere la partenza, questa volta di giorno, e la bellezza di Palermo vista dalla nave era da togliere il fiato. Il sole che stava tramontando alle spalle di Palerno creava fantastiche armonie di luce e il rumore ovattato del traffico faceva da sottofondo, come una fantasmagoria sinfonica a cui mancava solo il coro di voci tenorili e sopranili...... accontentata! Si erano imbarcati un manipolo di soldati, diretti .... e sulla banchina c'erano i genitori e le fidanzate, che fazzoletti alla mano, salutavano con foga questi ragazzi giovani che chissà quando sarebbero tornati. Al largo il mare ha cominciato ad essere un pò agitato, tanto da far dondolare la nave. Erano ormai le otto e quasi tutti si sono diretti alla tavola calda, ma Gabriella ed io, disturbate ancora dal pranzo, abbiamo avuto la felice idea di andarcene al bar a prendere due tazze di thè a testa, senza mangiare niente. Ed io che all'andata mi ero fatta grande per la mia esperienza su un traghetto per Capri la bellezza di anta anni fà, non bisogna stare digiuni con il mare grosso, si rischia di sentirsi male. IhIhIhIh, l'avevo detto io??? Che imbranata! Ma mi sembrava che tutto il pranzo fosse ancora nel mio stomaco, e quindi perchè mangiare di nuovo? Quando Paola e il papà, dopo aver lautamente cenato, sono passati a prenderci, siamo andate a spasso per la nave, a vedere i vari saloni, tutti forniti di televisori, ed i vari negozi free-shop (mamma mia che prezzi). Alla fine ci siamo diretti nel salone dove c'era il piano bar, ed un diverso pianista intratteneva gli ospiti, questa volta suonando tutti balli moderni.... proprio quelli che ci volevano per me. Avevo notato che ogni tanto qualcuno spariva, qualcun'altro (per scherzo diceva) si era munito di sacchetti..... Verso le undici, come al solito, ci siamo dirette alla cabina, questa volta l'occupavamo solo Gabriella ed io, però all'ottavo piano. Per arrivarci dondolavamo niente male e la nostra era proprio a prua, dove quando il mare è mosso lo senti tutto tutto. Davanti a me Gabriella ed io dietro.... il dondolio di Gabriella per mantenere l'equilibrio mi dava l'esatta idea di quanto fosse mosso il mare, ed il thè nel mio stomaco dondolava all'unisono con la nave! Non ho mai sofferto il mal di mare.... ma questa volta non vedevo l'ora di entrare in cabina. Gabriella ha deciso di andare per prima al bagno per prepararsi per la notte, ed io nell'attesa stavo seduta nella cuccetta in preda alla nausea. Che ci voleva ad aprire un pacchetto di dolci e mangiarne qualcuno? Non mi è passato per la mente. Per fortuna avevo delle caramelle al cioccolato e mangiandone due di sono fatta passare la nausea. Come la prima volta, arrivate a metà traversata, il mare si è fatto veramente grosso, e il dondolio non mi faceva prendere sonno mentre sentivo Gabriella dormire alla grande. Mi erano rimaste in mente le istruzioni in caso di naufragio: la sirena avrebbe suonato 7 volte (come i vizi capitali), si doveva indossare il giubbotto di salvataggio e portarsi vicino alla propria scialuppa. Sarà stato quel che sarà stato, ma ogni tanto sobbalzavo, convinta di aver sentito un fischio e tendevo l'orecchio in attesa del secondo. Avevamo la cabina senza oblò, quelle più economiche, e non vedere niente mi dava l'ansia anche se, come la prima volta, avevamo lasciata accesa la luce da notte. Forse l'aver visto decine di volte il TITANIC (la sorella lo usa perchè le dà il tempo esatto quando stira), mi aveva suggestionata abbastanza da credermi Kate Winslet e c'era pure Di Caprio..... l'ottuagenario, mancava solo la scena a prua e gridare "sono il padrone del mondoooooo" e avevamo finito in bellezza.