UNA CHE VOLEVA FARE LA CASALINGA
venerdì, aprile 30, 2004
Ho l'ennesima riunione di condominio gattifera sul computer! Filippo (sette chili) accoccolato sul monitor aggrappato con le unghie, occhi socchiusi e appoggiato con il sederone al muro... così non cade, Alessia accoccolata sullo scanner, occhi altrettanto socchiusi e Dafne con la testa appoggiata al mio gomito e accoccolata sulle ginocchia della sorellona, sommammente scocciata dal fatto che muovo il braccio per scrivere. Alessia adesso, trovando scomodo lo scanner si è spostata davanti al monitor, per fortuna sò usare la tastiera cieca (sorella dice scrivere con i), deficienza in italiano anche se attorniata da mille libri e enciclopedie che come si evince sono intonse. La libreria è sistemata con intelligenza ovvero: libri di continua consultazione sistemati sugli scaffali più alti, libri di lettura sistemati ai piani bassi, libri di cucina fuori portata quelli in brossura, a portata di mano (vedi unti e straunti) quelli dell'edicola. Ultimamente ho trovato una ricetta per preparare il polipo verace (scongelato), comprato al supermercato credendolo pulito ed invece con ancora il becco e gli occhi...... che schifoooooo! Fino al becco va beh! Ma gli occhi........ l'enucleazione (per Enzo:significa togliere occhi) è stata un'esperienza veramente traumatica..... al limite dei miei amati libri del terrore. L'emozione me lo faceva scivolare continuamente dalle mani tanto è vero che non c'è stato bisogno di sbatterlo per intenerirlo (mai quanto il mio cuore romantico). La ricerca del tegame di coccio che doveva contenerlo di misura (come da ricetta) è stata peggio della caccia al tesoro. Duemila cocci e uno solo che andava bene, trovato nel fondo di uno stipo, ma proprio in fondo, in fondo, in fondo. Seguita la ricetta alla lettera, ricerca dello spago che doveva circondare il foglio d'alluminio (domopak) messo a copertura del tegame e poi con sopra il coperchio per chiudere questo tesoro..... Dopo circa un'ora trovare le forbici per tagliare lo spago, togliere la copertura, e aprire la porta finestra della cucina affinchè l'odore vagasse nell'aere e si diffondesse con effluvio morbido e corposo per tutto il dannato condominio.... visto che la signora dell'attico anche se sente odore di bruciacchiaticcio invidia chi lo produce dicendo "che soave profumo, chissà quale prelibatezza si stà preparando?" (la magrezza non è dovuta a dieta continua.... non sà proprio cucinare). Tolto il polipo dal tegame con il suo sughetto e collocato ad arte su un piatto da portata, rimirato in tutta la sua bellezza, con esclamazioni dette apposta "Hmmmmmm! Quanto è venuto bene! Ma che squisitezza, che bontà, che tenerezza, da chauffeur (piccolo refuso leggasi chef)" il tutto pronunciato alla Wanda Osiris e con tono sopranile alla Callas. Circondate dai gatti che di volta in volta sono stati gentilmente posti fuori portata (con gentilezza fuori della cucina=fuoriii tuttiiiii), si è provveduto alla lenta e proficua demolizione del manicaretto. A tutti quelli che ci leggono BUON APPETITO!!!!!!
sabato, aprile 24, 2004
Girando nel blog, ho letto il rimpianto per i vecchi cinema. Io ho il rimpianto delle arene.... quanto mi sono divertita. Mi piaceva andare all'arena quando villeggiavo ad Ostia, e fino agli anni 80 ci sono state, le ha eliminate l'ora legale. C'era un'arena che frequentavo insieme ai miei fin da quando ero piccola, ci si andava dopo mangiato, con l'aspettativa del film (magari di quarta visione) ma soprattutto il piacere della gente che ti circondava all'aperto, sensazione completamente diversa che stare al chiuso. Erano tutti intorno a te, ma nello stesso tempo non c'erano, era l'aria che ti circondava, l'aria del mare con il suo odore salmastro, il cielo pieno di stelle la ghiaia che scricchiolava sotto i piedi, le sigarette fumate a tutto spiano..... e poi i "bibbitari" che nell'intervallo declamavano a voce alta "COCA COLA, ARANCIATA, BRUSCOLINI, FUSAJE, MOSTACCIOLI, POP CORN, GELATIIIIII", e noi a rompere le scatole, invogliate da tante cose... e ci compravano sempre il "CREMINO"....quanto lo odiavo e l'odio tutt'ora, iniziavi a mangiarlo e la cioccolata con il caldo si spezzettava tutta finendo regolarmente sulla maglietta, sulla gonna e sulle gambe, cercavi di recuperare il tutto e nello stesso tempo dovevi fronteggiare la mamma che ti rimproverava e, mentre venivi sommariamente ripulita il gelato si scioglieva e per rimediare uno si infilava tutto il gelato in bocca con lo stecco che finiva per solleticarti l'ugola con conseguente conato. Al buio il dramma era completo..... non si rimediava niente e nello stesso tempo la cioccolata si scioglieva sulla gonna, sulla maglietta e sulle gambe.....con conseguente arrivo di formiche. Ricordo l'ultima volta che ci sono stata, ero piuttosto grandina. Volevo vedere l'ultimo film sul pianeta delle scimmie. Non era un film che attirasse una folla, però faceva caldo ed era la serata giusta per passare un paio d'ore al fresco. Avevo l'abitudine di sedermi nell'ultima fila della prima serie, così da non avere nessuno che potesse disturbare dietro. Mi stavo annoiando alla grande, era un momento particolarmente buio del film.... quando ad un certo punto con la luce che proveniva dallo schermo ho intravisto tra la spalla e la testa del mio dirimpettaio un filo di ragnatela.....i miei novemila sensi si sono messi tutti in allarme (ho paura dei ragniiiiii), ed eccotelo.... bianco... grosso come una casa.... che si arrampicava dalla spalla alla testa (mi sto sentendo male....). Duemila visioni mi si sono presentate davanti... io che urlavo come una pazza dimenandomi come un'ossessa, io che scavalcavo alla faccia dell'età e della decenza la poltrona di legno.... io che travolgevo la fila per uscire di corsa.... io che svenivo. L'unica cosa che invece ho fatto è stato abbarbicarmi al braccio della mia mamma (mia inconsapevole vicina) e farmi ridere dietro da tutto il cinema (anvedi c'ha paura de ste du scimmie). Speravo in cuor mio che il dirimpettaio reagisse come tutti gli uomini che quando sentono qualcosa nei capelli abbassano la testa e con la mano la gettano in avanti,(noi donne per non spettinarci facciamo il contrario) ed infatti ha fatto così...... ed io per tutto il film sono stata con i piedi sollevati da terra, non pensando che quel ragnone poteva arrampicarsi sulla MIA di poltroncina.
martedì, aprile 20, 2004
Quando sono tornata dal lavoro stasera, non mi andava di andare subito a casa e con la sorellona siamo andate a fare una passeggiata nel quartiere. Abbiamo notato parecchi cambiamenti. Dove c'era una concessionaria Renault adesso c'è un ufficio postale; dove c'erano 4 vetrine di un negozio di fiori finti, adesso due sono occupate da una pasticceria (divinoooooo). Seguivamo il sole al tramonto come due girasoli (magari avere la stessa altezza), e siamo passate su un ponte che traversa l'anello ferroviario..... Questo mi ha fatto tornare in mente di quando con i miei genitori eravamo andati in villeggiatura ad Albano Laziale. Mio padre e mia madre amavano iniziare la passeggiata serale dal centro di Albano e poi dirigersi verso Ariccia, traversare il ponte e passeggiare nel centro di Ariccia (famosa per Rita Pavone e Teddy Reno che ci tenevano tutte le estati il festival per i cantanti in erba). Dal ponte, se era una giornata particolarmente tersa (d'inverno e con la tramontana) si riusciva a vedere Anzio, tanto è vero che i vecchi del posto affermavano di aver seguito lo sbarco degli Americani.... dovevano essere una marea quel giorno su quel ponte. Mio padre e mia madre quando arrivavano alla metà esatta si fermavano ed ammiravano il paesaggio (anche se avevano passato la sessantina tutti e due sembravano due fidanzatini) e restavano lì indicando questo o quel posto... e poi cominciavano i ricordi della guerra.... Noi due però, niente affatto attirate dal paesaggio, dal romanticismo, dai ricordi.... arrivate a metà ponte iniziavamo un piccolo trotto con galoppata finale (anche se eravamo grandine...15 anni ... figlie della guerra). Mio padre, che teneva al decoro e al contegno, non ci approvava e tutte le volte ci chiedeva il perchè e noi due ad una voce "abbiamo paura che il ponte crolli". Li attendevamo alla fine del ponte, appoggiate ad un muro laterale, controllando i progressi della camminata .... alla fine si sono arresi, arrivavano fino all'inizio del ponte e poi tornavano indietro. Quell'inverno, in una notte buia (il ponte non era illuminato) la campata centrale del ponte crollò e ci scappò anche il morto, un disgraziato automobilista non aveva fatto in tempo a vedere il pezzo di ponte mancante. Quella campata era proprio quella dove i miei genitori amavano fare la loro sosta.
domenica, aprile 18, 2004
Mi è tornato in mente Antonio. Chissà perchè, forse perchè è domenica e ci sono le partite. Aveva organizzato il mitico e mai più sfruttato "TABELLONE", che detto così ricorda molto Fantozzi, ma era davvero un lavoro per lui. Iniziava il lunedì, subito dopo aver letto i risultati e aver dichiarato i vincitori con i punti più alti; preparava il nuovo Tabellone e iniziava a girare ufficio per ufficio, facendo stilare i fatidici 13 pronostici per la domenica successiva e non faceva credito, se si partecipava bisognava pagare subito. Era riuscito a coinvolgere anche i dirigenti più in alto, tanto è vero che un giorno ho dovuto dividere la vincita (avevo fatto 11) con il dirigente della ragioneria, che mi guardava in cagnesco, non per la vincita ma perchè una donna (digiuna completamente di calcio, e lui lo sapeva) aveva avuto la "fortuna" dalla sua. Non dimenticherò mai quando un lunedì arrivò in ufficio emozionatissimo.... avevamo fatto "12"!!! In genere chi giocava la colonna sul tabellone, poi se la giocava per conto suo, non si sa mai... però quella volta il vincitore della colonna non l'aveva giocata... e visto che era un collega di stanza vederlo schermirsi e dire "mah, tanto non era così importante, in fin dei conti è un gioco" e mentre lo diceva cambiava di colore (rosso purpureo), non sapeva ancora che la vincita era di L.2.500.000 che negli anni '80 non era poi male, e quando l'ha saputo (pallido con goccioline di sudore lungo la faccia) continuava a dire "E' solo un gioco, è solo un gioco, è solo un gioco". Uno dei dirigenti, per facilitargli il controllo delle colonne, aveva ideato un programma e il lunedì in 5 minuti trovava il vincitore. Ma la compilazione delle schedine era fatta rigorosamente a mano, non come oggi che si compilano le prime due colonne e poi la macchina fà il resto, NO! Bisognava compilare tutte e quattro le colonne per due volte..... e non bisognava sbagliare. Io ero tra i disgraziati incaricati di farlo (il venerdì a casa) e lui Antonio, il sabato mattina controllava che tutte le colonne fossero giuste e andava a giocarle al Bar (assenza di almeno un'ora). Faceva la fotocopia del TABELLONE e lo distribuiva tra i giocatori, così che ognuno poteva controllare (scappasse con la Cassa? o meglio ancora con la vincita?) che tutto fosse regolare. Era un modo come un'altro di "socializzare", eravamo talmente tanti che ci conoscevamo a volte solo di nome "ah! tu sei quello che lavora al patrimonio!". E' andato in pensione avendo i requisiti, ma nessuno lo ha sostituito per il "TABELLONE". Non sò se mi manca lui ... Antonio o.... il TABELLONE.
sabato, aprile 17, 2004
Oggi sono stata ai Granai... ovvero ci sono arrivata sotto una pioggia battente, percorrendo una strada piena d'acqua dove ogni tanto la macchina pattinava, con il lunotto appannato (la sorellona sta rompendo perchè scrivo tutte le consonanti doppie stile sardo) che non riusciva a tergersi neanche con il riscaldamento. L'unica cosa romantica era che dal tettuccio trasparente si potevano vedere le gocce che cadevano. Quando sono arrivata ho sbagliato l'entrata e stavo andando a parcheggiare sul tetto all'aperto, ho rimediato all'ultimo minuto e sono entrata nel parcheggio. Ma chi me l'ha fatto fà? Dopo aver girato a passo d'uomo la parte in arancione, dove un vecchietto non riusciva ad uscire dal parcheggio e chi stava in attesa non lo facilitava certo, fila a non finire. Ho percorso la parte celeste, dove promesse verbali e gestuali di broccoli e forme di caci o tipo parmiggiano reggiano venivano rivolte a chi provava solamente a parcheggiare dove era stata piazzata una persona per tenere il posto; nella parte arancione il diametro promesso corrispondeva quasi alla cupola del Pantheon. Alla fine ho rinunciato e sono uscita dal parcheggio. Ho fatto la spesa vicino casa, come il solito. L'altro sabato, invece, avevo avuto la bella idea di andare a fare la spesa a Frascati. Avevo fatto la stessa fine, ovvero era pieno da morire e non sono riuscita a trovare parcheggio da nessuna parte. Smetto perchè i miei gatti stanno facendo la loro riunone condominiale proprio quì, Filippo (7 chili) sta sdraiato sul monitor (hanno spento i termosifoni), Leo è di vedetta sulla stampante, Alessia passeggia avanti e indietro davanti il monitor, tutti in attesa di coccole e pappa. 'Notte.
venerdì, aprile 16, 2004
Sono triste e sola, sola con i miei gatti. Il tempo è brutto e ciò mi immalinconisce. Se Leo continua a darmi testate al mento credo che mi salterà qualche dente con tante grazie per il dentista. Dafne si fa le unghie contro le mie gambe sfilandomi le calze, Mietta mi sta accoccolata sulle gambe e Alessia sta dietro lo schienale della poltrona in ultimo Filippo che litiga con tutti ed io finalmente libera, graffiata non vi dico quanto che tanto ci rimetto sempre, posso finalmente dedicarmi al blog. BLOG strano nome, intanto Dafffffnne cammina sulla tastiera, cosa vuol dire? Un tuffo nei ricordi? Splash sarebbe meglio. Cambiamo argomento. Dovete sapere che io lavoro in un posto storico e centrale (niente pubblicità)e vi sono tanti posti che non conoscevo neanche io e.....c'è una scala a chiocciola. LA SCALA A CHIOCCIOLA - Lord Ozne, tesoriere, aveva appena ricevuto dal Lord Cancelliere la richiesta di 1000 fiorini. Scrisse sul registro delle uscite quanto richiesto, compilò una lettera di credito per il Lord Cancelliere, fece firmare il registro per ricevuta e, quando il Lord se ne andò, chiuse la porta d'ingresso e quella che dava accesso alle stanze. Si assicurò che fossero ben chiuse e insieme al suo segretario De Rokkiken, alzò un arazzo che copriva un'altra porta, scesero i cinque gradini e si trovarono in una stanza interna dove c'era la stanza del tesoro, aprirono la porta e misero la ricevuta dentro una cartella su cui c'era scritto "Per il Lord Cancelliere - Segreto". Richiusero la porta e rientrarono di nuovo nella stanza superiore. Lord Ozne riaprì le porte, si accertò che nessuno avesse notato niente e riprese il suo lavoro. Erano le 6 di sera, il buio fuori era rischiarato dalle luci delle finestre del palazzo del Principe O. Si alzò dalla sedia e guardò fuori, attratto dalle voci che salivano dalla strada. Una portantina si era fermata davanti alla chiesa, dall'altò non riuscì a distinguere chi ne discendeva, ma vide che entrava in chiesa, o così sembrava, per la messa vespertina. Non ci badò più di tanto e si rimise al lavoro insieme al suo fidato segretario. Quando sentì il tocco, si alzò, controllò che al piano non ci fosse più nessuno, uno scrupolo in più poichè il Sig. Martino aveva l'ordine di far uscire tutti dopo le 7. Appurato che tutto fosse in ordine, rientrò nella stanza, chiuse le tende, alzò di nuovo l'arazzo, aprì la porta e si ritrovò di nuovo nella stanza bassa, chiamò il suo segretario "De Rokkiken prendi una torcia, scendiamo per la scala segreta." Quando il Segretario ebbe eseguito l'ordine e lui ebbe richiuso la porta, si diresse alla parete di fronte, dove premendo un bottone segreto si aprì una porta, che rientrando nella parete, dava accesso ad una scala a chiocciola. Appena furono entrambi sul piccolo pianerottolo, spinse una molla e la porta ritornò in sede. Avevano appena sceso qualche gradino quando un rumore li fece fermare, Lord Ozne ordinò di spegnere la torcia, cosa che fù subito eseguita. Trattennero il fiato, in attesa. La luna era piena e dalle feritoie della scala filtrava quel tanto di luce da far intravedere quello che succedeva. Una porta si aprì silenziosamente, ed una figura si stagliò per un attimo contro luce, una figurina smilza, aggraziata, una donna certo. Il frullo d'ali di una colomba spaventata fece alzare il volto della donna che guardò in alto spaventata. Un raggio di luna la illuminava in pieno, essendo scesa tanto da essere vicino ad una feritoia, e quale sorpresa per Lord Ozne ed il suo segretario nel riconoscere in quel volto spaurito Milady Bellamir? Capperi, come faceva Milady Bellamir a conoscere la scala segreta? Lord Ozne ben sapeva a quali appartamenti conduceva quella scala, appartamenti ai quali aveva accesso solamente in via ufficiale, pur avendo la chiave per entrarvi in caso di necessità. A nessuno era dato conoscere l'entrata della scala, quale segreto nascondeva Milady Bellamir? Lord Ozne lasciò scendere Milady, rimanendo in assoluto silenzio e ringraziando il cielo di non avere ne gorgiera ne merletti, che in quella notte lo avrebbero reso visibile. Scese silenziosamente fino al pianerottolo, si accostò ad una parete spinse un bottone ed un piccolo orifizio si aprì, era nascosto dietro un quadro e coloro che erano nella stanza non potevano saperne niente, si mise in ascolto e udì solo la fine di un discorso, poichè le persone nella stanza stavano uscendo :"....ci sarà certo utile in futuro. Quasi tutto quello che ci ha detto ci era già noto, ma messa in posti strategici potrebbe esserci molto utile." "Ma è al livello di una popolana, senza cultura, come potrebbe esserci utile?" "Solamente riferendo!" fu la risposta. Lord Ozne non dormì quella notte ne nelle notti a seguire. Dopo un pò di tempo seppe cosa stesse meditando Lord Macchia e la sua consorte Lacchia, destituirlo. Lord Ozne non fece altro che stare al gioco.Quando arrivarono i Giannizzeri per un controllo, non fece altro che aprire la porta del Tesoro e mostrare che era tutto in ordine, così come i registri. Nulla fù trovato a suo carico. Ma secondo i calcoli dei Signori mancavano all'appello 10.000 fiorini. Dove erano finiti? Lord Ozne non li aveva rubati, troppo onesto, li aveva semplicemente camuffati. La scala segreta, la scala a chiocciola era stata ridipinta, ma sotto lo strato di vernice, a grattarlo, c'erano gradini e mancorrenti in puro oro zecchino. Certo ora la scala è di ferro, però un'occhiata sotto la vernice ce la vorrei davvero dare, la curiosità è tanta ma non si può, è protetta da una lastra di vetro, la si può solo osservare, però se fosse vero........ By twin 7
mercoledì, aprile 14, 2004
VIAGGIO A CUBA - DEDICATO A FABIO - Si era alzato presto per rispettare l'appuntamento con la compagna di viaggio. Sotto la doccia aveva tentato di ammazzarsi scivolando sulla saponetta (non si era voluto chinare.... vecchie rimembranze di militare), il phon l'aveva lasciato a metà, e sì che i suoi capelli ne avevano davvero bisogno. In camera la valigia era quasi pronta, collocata sul letto aperta per metterci le ultime cose. Ogni volta era la stessa storia, davanti alla valigia entrava in piena crisi, era peggio che fare gli esami all'università con il peggior professore (carogna, carogna vai alla gogna), era sempre indeciso.... anche se sapeva che andava a CUBA non voleva metterci troppa roba, ma nello stesso tempo la compagna pretendeva una certa cura nell'aspetto. Gli si annappavano i denti quando doveva prendere queste difficilissime decisioni. Lo squillo del telefono lo scosse, era il segnale della compagna che di lì a poco sarebbe passata con il tassì per andare all'aeroporto. Nella frenesia buttò nella valigia tutto quello che era a portata di mano, la chiuse e nella fretta si sbucciò il pollice. La parolaccia gli scappò violenta, come il tuono che in quel momento rimbombò dal cielo. Anche la pioggia, solo quella ci mancava, e non era neanche venerdì. Scese le scale, l'ascensore era guasto da due giorni, tentando di fare meno rumore possibile, ma si sà come vanno queste cose e poi..... Fabio era un maestro nell'essere maldestro. Inciampò nell'ultimo gradino, e nel tentativo di reggersi al corrimano mollò la valigia che partì a razzo, scontrandosi con la panca all'ingresso del portone. Se non fossero state le 5 di un sabato mattina, forse i condomini non vi avrebbero dato importanza... MA ERA SABATO!!!! Fabio, non ci pensò due volte, afferrò la valigia e si scagliò fuori dal portone, niente affatto attento a che non sbattesse... tanto più casino di così! Il tassì era lì che lo aspettava e dentro la compagna era nervosa, come tutte le donne che devono prendere l'aereo (e poi aveva le sue cose) e la faccia stravolta di Fabio la mise in allarme:"c'e stato un'attentato!?" (troppa TV cara signora fà male).Ci mise parecchio per persuaderla del contrario, ovvero tutto il viaggio fino all'aeroporto. Lì le cose non si misero meglio, l'aereo tardava a partire per il maltempo e l'attesa non era una buona consigliera. Pensarono di passare il tempo andando a prendere un caffè al bar. La compagna sembrava essersi calmata, erano all'aeroporto, perlomeno questa preoccupazione non c'era più. Mentre stavano andando al bar dagli altoparlanti arrivò l'annuncio di partenza. Cominciava ad andare bene! Cominciò a scherzare come era solito, facendo un pò il buffone, muovendosi in maniera goffa e, nel farlo, urtò un uomo corpulento che si girò di scatto e l'apostrofò in malo modo in lingua inglese, seppe solo rispondere "sorry, sorry" e non ascoltò "a tu sorella" detto in perfetto italiano. Sull'aereo lasciò che la compagna sedesse nel posto vicino al finestrino (che carino, così cortese. Macchè!.. maledetta fifa blu, la paura del decollo non l'aveva mai superata). All'arrivo a Cuba, sotto un sole dardeggiante (a Roma 8 gradi), nello scendere la scaletta gli occhi gli si riempirono di lacrime (al nostro presidente del Consiglio sarebbe venuto un colpo), le lenti a contatto senza occhiali da sole lo stavano uccidendo. Cercò gli occhiali e l'inforcò di scatto. Gomitata bestiale al pomo d'adamo del corpulento signore venuto casualmente a trovarsi alla sua portata. Questa volta non fece neanche finta di essere inglese, gli epiteti e gli apprezzamenti alla persona di Fabio non rendono pallidamente l'idea della quantità e della qualità degli stessi. Fabio si comportò da gentleman e non rispose alle provocazioni (la sua compagna gli stava stritolando un braccio). Passati indenni la dogana, affittarono una macchina e si recarono presso una casa dove avevano affittato una stanza. Si recarono in spiaggia... bellissima, anche se piena di italiani che sembrava di essere a S.Pietro il giorno dell'udienza, però in compenso le ragazze erano bellissime e disponibilissime. Fabio, quasi quasi si pentiva di essere partito con la compagna, nella sua fervidissima immaginazione si vedeva in mare con 3 o 4 ragazze intento a corteggiarle.... e va bè a provarci per portarne a letto almeno una, ma la presenza della compagna lo frenava. Si girò per vedere se si era accorta degli sguardi lanciati, ma con sua profonda indignazione si accorse che quello che lui aveva pensato di poter fare....la sua compagna pensava di farlo con un paio di bei fusti piantati a non più di 3 metri da loro. Il soggiorno, con alterni alti e bassi, passò senza tanti problemi. L'ultimo giorno Fabio si ricordò che qualcuno dell'ufficio gli aveva chiesto un sigaro, e visto che era una donna, un'idea cattiva gli passò per la testa. Visto che si trovavano nelle campagne vicino alla capitale, chiese dove poteva comprare un buon sigaro, e i villici affermarono che loro ne avevano e in confronto a quelli della capitale, i loro erano garantiti (sic!). La custodia in platisca trasparente, l'anello che circondava il sigaro con uno stemma in oro, la grandezza e la lunghezza dello stesso lo persuasero che doveva essere buono per forza. Detto fatto (peggio dei Faraoni in piena incazzatura) lo ha comprato e se lo è fatto incartare. Sorvoliamo sulla partenza, sorvoliamo sul viaggio di ritorno in tassì ma non possiamo sorvolare sull'avviso che trovò attaccato alla bacheca del condominio. Dire che su quel piccolo foglio ci fossero scritte minacce ai sensi di legge per mancata osservanza di......con conseguenti pene detentive, pecuniarie, ecc. è dire poco, su quel piccolo foglio di carta c'era tutta la malevolenza del condominio riunito in assemblea coatta, intenzionata a mettere alla gogna e a dare l'ostracismo (nel senso che se lo acchiappavano lo lapidavano)a colui che aveva disturbato il sonno dei giusti. Il giorno dopo, ligio alla consegna, tornò in ufficio e col più bel sorriso di questo mondo (lo sai Fabio che assomigli a George Clooney?) consegnò il sigaro a chi glielo aveva chiesto. Il più vivo rossore coprì le gote di colei al quale il dono veniva porto, un pò per il piacere che colui che glielo donava se ne era ricordato e un pò perchè il dono veniva porto di fronte agli altri colleghi che erano di spalle. Imbarazzo generale per chi non aveva visto l'oggetto (malignità a sfondo sessuale per la lunghezza dello stesso) e del contenitore extra-long e trasparente (sembrava mancare solo il motorino). Comunque, grazie di tutto Fabio, sei un buon argomento di conversazione.
ESORCISTA 2° - La twin 8 è sempre e sempre sarà "una strega" (nel senso buono della parola - sorelle HALIWELL per capirci). Vi narrerò ora, cosa successe una sera e marzo del 1995. Eravamo tornate stanche dal lavoro, ma niente faceva supporre quello che sarebbe accaduto. Eravamo lì in cucina, la twin 8 ai fornelli che spignattava niente male ed io lì a leggere il giornale, che in ufficio non troviamo mai il tempo di aggiornarci, tele sintonizzata sul telegiornale, sul tavolo piatti e dentro i bicchieri, che la sottoscritta doveva mettere in buon ordine sul tavolo (sic sempre a me tocca essere la sguattera, ecc. ecc. AHI scappellotto dalla controparte.)Tutto normale, tutto tranquillo, quando una voce mielata e suadente mi ha chiamato:"Lella, cosa sta succedendo ai bicchieri?" ed io di rimando "Che je stà a succede?". Domanda duopo, ma alzando gli occhi dal giornale eccoli lì, che si muovevano nel piatto, avanti ed indietro, dapprima con moto lento, poi sempre più accelerato. Li ho guardati per benino mentre la twin 8 mi diceva :"E' da un pò che fanno così". Io la donna che risolve i problemi e già pratica, ho semplicemente allungato una mano e fermato il tutto, rimettendomi tranquillamente a leggere il giornale. Neanche avevo iniziato la lettura che quelli ricominciano da capo. Guardo in alto sulle mensole per vedere se c'è per caso un terremoto, niente. Guardo sotto il tavolo per vedere se è qualcuno dei gatti che gioca lì sotto, niente. Metto giù il giornale e mi metto ad osservare il tutto, tranquillamente seduta. La cosa dura per un bel pò, divido i bicchieri e quelli, come se niente fosse, continuano a dondolare. Bene, ho comincito a sentire rizzarsi i peli delle braccia, ho alzato le antenne per sentire se era uno spirito malefico (ma va al diavolo!) il diavolo? (che cazzo dici?), avevamo una curiosità estrema, non riuscivamo a capire cosa stesse succedendo. Dopo 15 giorni incontrando un'amica comune con la terza sorella, or testè menzionata e con la quale non andiamo assolutamente d'accordo, che ci ha comunicato del ricovero della stessa, altra strega malefica, e abbiamo ricollegato il tutto.
martedì, aprile 13, 2004
Chi non ha visto l'ESORCISTA? Ma chi ha anche letto il libro? Io l'ho comprato nei lontani anni settanta dopo aver letto una recensione sul suo autore, un certo Blatty. L'interno della copertina diceva che il romanzo era tratto da un fatto realmente accaduto, in un non meglio identificato stato americano. Il film rispecchiava abbastanza il libro. Dopo averlo letto lo avevo riposto in uno scaffale alto della libreria, non nascondo che mi aveva disturbato. Dopo un pò me ne sono completamente dimenticata. L'estate era trascorsa, l'autunno era passato e l'inverno era freddo (romantica). Niente lasciava presagire quello che sarebbe capitato di lì a poco. Stavo leggendo un libro, saranno state le 11,30, ma il sonno non veniva (Morfeo aveva altro da fare). La sorellona dormiva alla grande e la mia mamma pure! Ero attenta ad ogni sospiro o movimento che potesse arrivare dalla camera materna, segno che dovevo spegnere di corsa la luce e far finta di dormire. Quando sono state le 11,50 ho capito che dovevo spegnere la luce. Ho allungato il braccio ed ho spento la luce..... (Dormivo in uno di quei letti contenuti in una finta libreria, a scomparsa, per poter acquistare spazio nella camera, che quando si tirava giù veniva bloccato da una stanga collocata a metà letto).... e il letto cominciò a sobbalzare e la stanga a sbattere contro la rete con un fracasso tale che credevo avesse svegliato tutti. Ho acceso di corsa la luce e con una voce che credevo stentorea ho cercato di svegliare la sorellona, tentando nel contempo di non svegliare la mamma, ma per quanto chiamassi e mi sforsazzi di sporgermi dal letto per scuoterla (scendere dal letto? MAIIIIII!) tutto risultò vano. Cominciai a pensare intensamente, tutta la mia pur breve vita mi passò davanti, tutte le speranze future anche, ma non riuscivo a prendere una decisione che potesse risolvere il caso. Alla fine, aggrappata al bordo del letto, facendomi coraggio, ho sporto la testa e ho guardato sotto..... all'apparenza era tutto normale, solo la stanga era un pò spostata e non proprio sotto la rete. Coraggiosamente ho allungato il braccio, mi sono sollevata leggermente e ho messo la stanga dove avrebbe dovuto stare e poi mi ci sono appoggiata sopra con forza. Un lieve rumore dalla camera materna mi ha deciso a spegnere di corsa la luce. Le coperte sulla testa, rigorosa posizione fetale, ripresa dei sussulti del letto, ma questa volta senza rumore... ho fatto quello che oggi si definisce training autogeno, ovvero mi sono imposta di dormire. Il giorno dopo, molto arrabbiata, ho chiesto alla sorellone se si fosse accorta di niente e perchè quando l'avevo chiamata non si era svegliata, e lei con aria angelica "Perchè mi dovevo svegliare? E perchè mi hai chiamata! Io non ho sentito niente". Al mio resoconto si è fatta le più grasse risate. Ma la storia ha un seguito. Qualche sera dopo, mentre io avevo finito i sacri lavacri serali prima di andare a letto e la sorellona invece li aveva appena iniziati... che ti succede? Il comodino nella nostra stanza comincia a sbattere in maniera leggera contro la parete, io lo guardo, penso alla mamma nella sua camera e alla sorellona al bagno, mi faccio un paio di considerazioni ... se chiamo la mamma quà va a finire che chiama il prete, se chiamo la sorellona capirà che non ho mentito l'altra volta. Così la chiamo "Scusa, vieni un momento di quà, ti devo far vedere una cosa" e lei "non rompermi" e io "Dai vieni a vedere, si tratta solo di un minuto", il tutto mentre quell'accidente di comodino continuava a sbattere contro il muro. Quando è arrivata, lì per lì non ha capito subito, poi mi ha guardato ed ha detto "qual'è il problema?", io ho solo sorriso e lei con fare deciso ha preso il comodino scostandolo dal muro di circa mezzo metro. Risolto il problema? Certo che no! Quell'accidente ha preso la rincorsa e si è messo decisamente a sbattere con forza contro il muro, facendo un fracasso terribile. La sorellona si è impaurita? Macchè! Si è decisamente incazzata e con fare autoritario e voce da sergente dei marines ha detto queste testuali parole "ADESSO BASTA!". Fine dei giochi, nel senso che dopo di allora il tavolino non si è mosso più, in compenso ogni tanto si muoveva qualche altra cosa, ma questa è un'altra storia.
lunedì, aprile 12, 2004
Chi era ALESSANDRO IL GRANDE in confronto ad una disgraziata che dopo aver messo nel cestello della lavatrice il bucato in ordine di grandezza, se lo ritrova inturcinato peggio del nodo di GORDIO? Almeno lui non ha avuto esitazioni e con un colpo di spada .... là! Ha risolto il problema. Ma io? E poi dicono che le donne sono brave in enigmistica... quelli sono problemini facili facili. Se cominci a tirare una qualunque cosa dal cestello le cose sono due: o si cementa il tutto o scivola tutto sul pavimento! E quando uno dei lenzuoli ha la bella idea di racchiudere tutto il bucato? E vogliamo mettere se in mezzo ti ci capita un colorato? Se ti va bene ed il capo è rosso, hai un bucato di un rosa pallido che solo a guardarlo stai male, ma se ti va male ed il capo è nero.... il colore tra il grigio e il verde è veramente desolante. Il guaio del grigio-verde è che mi ricorda i racconti di Lovecraft che come colore lo sfruttava a tutto spiano. La sorellone odia cordialmente L., ma a me non dispiace.
giovedì, aprile 08, 2004
Me la sono proprio tirata! Ieri ho scritto che pensavo di essermi liberata dell'ipocondriaco? Ebbene NO!!!!! Questa mattina, verso le 10, mentre ero impegnatissima a far quadrare dei conti è squillato il telefono. Dallo squillo ho capito che era una telefonata esterna, ed ho risposto in maniera molto professionale con un "Prontooooo" che diceva sono a vostra disposizione ma non fatemi perdere tempo, e dall'altro capo del telefono sento dire con fare sicuro "ciao dolcissima" sono rimasta un attimo in forse ... continuare a tacere ed ascoltare o buttare giù la cornetta? La seconda che ho scritto. Pensavo fosse la cosa più semplice, quella che fa capire all'interlocutore che non si ha intenzione di interloquire e che ti fa l'ipocondriaco, oggi particolarmente in vena di rotture? Passa per il centralino, così lo squillo è differente ed io rispondo senza sospetti... ma io sono una piccola strega.... ho intuito il tranello ed ho fatto rispondere la povera Stefy che si è sorbita la prima tornata. Stefy è una brava signora ed anche se ha appena superato i 40 è di una timidezza quasi patologica, lei che mi ha dichiarato che non può dire le bugie perchè si sente male e non le sa dire con convinzione, questa mattina ha mentito su tutta la linea. Alla fine mi ha detto "forse se quando telefona il signore, non c'è, posso mentire con più convinzione" e così all'ultima telefonata sono uscita, ma sentendola in difficoltà ho chiesto ad un collega di bussare alla porta e di dirle che la cercavano. L'ipocondriaco, avendo capito che poteva comunque sfogarsi con qualcuno l'ha subissata di lamentele, preghiere e scuse, tutte da riferire, e per ultimo le ha dato il numero di telefono di casa affichè telefonassi "per gli auguri di Pasqua" ha detto, per lamentarsi e rovinarmi la Pasqua dico io. Tra l'altro, non contento di quanto gli diceva Stefy, si è fatto dare il numero di telefono dell'ufficio della sorellona (che divide con me il blog, io twin 8 lei twin 7). Appena ha riattaccato io ho telefonato alla twin 7 e le ho detto "se vuoi parlaci, se no fai come me....negati" e così ha fatto. E' riuscito anche a procurarsi, sempre tramite centralino, un numero di telefono attiguo all'ufficio della twin 7, e quì ha risposto una collega che l'ha chiamata dicendo "ti cerca un'uomo con una voce bellissima" e lei "sì, ma è un rompi... di quelli che te li raccomando" e ha fatto dire di essere in riunione. Ha tormentato me e lei a tempi alterni, marcando in maniera stretta e questa volta indovinate che cosa ha? Naturalmente LA DEPRESSIONE. Fantastico, siamo ancora alla D, prima che arrivi alla Z quanto ci vorrà?
mercoledì, aprile 07, 2004
RACCONTO BREVE TROVATO IN FONDO AD UN CASSETTO L'azione si svolge nel 1983, anno santo straordinario, il luogo le catacombe di S.Callisto sull'Appia Antica. Una famigliola, all'apparenza come tante altre, affronta la salita che porta all'ingresso delle catacombe dialoga, per lo meno i genitori, poichè i 7 figli della coppia non fanno altro che azzuffarzi tra loro. " A Giovà, che ce semo venuti a fà! C'ho sai che 'sta panza me pesa, no?" "Marì, è l'anno santo straordinario, venimo a fà penitenza." "Giovà, ma dichi sur serio? So giorni che me pari strano, quasi che facessi un progetto pe rapinà 'na banca". "A Marì, sarò chiaro. Li vedi 'sti regazzini, nun li potemo mantenè, nun li potemo manna a scola, nul l'avemo manco denunciati all'anagrafe perchè a carta da bollo costa, so fiji de nisuno, nun so nati e nun se sa come campano." "Giovà, che te frulla pe' la testa? De ammazzalli tutti?" Chiese Maria accalorandosi."Marìììì, e nun fà così che poi me sgravi prima der tempo.No! Er pogetto è semprice, noi tra n'pò entramo nelle catacombe, lì ce se pò perde co' facilità e 'sti sette diavoli è bravo chi riesce a tennelli, basta dije de nun falle le cose pe fajele fà. Tu nun te preoccupà Marì". Nel frattempo erano giunti all'ingresso delle catacombe. Giovanni si approssimò al botteghino per fare i biglietti, disse " Nove". Il bigliettaio guardò Maria e disse "Anche la signora entra?" "Mbeh?" fù la risposta. "Contenti voi, ma sarebbe meglio che restasse fuori". "Seeeh" La famiglia entrò, dopo un'oretta uscirono in cinque. Giovanni guardò Maria e rifece i biglietti al botteghino."Come, fate un'altro giro?" "La signora nun ha visto bene e er panorama je piace" "Aho" fece il bigliettaio "contenti voi!" Questa volta uscirono dopo due ore e mezza, affranti, ma liberi dei figli che naturalmente, come previsto, si erano andati a perdere nei meandri delle catacombe. Era quasi il tramonto e Maria, vuoi per la fatica, vuoi per il dispiacere, cominciò ad avere le doglie. Fù portata nella casetta del custode ed i pellegrini che ancora stazionavano da quelle parti furono compresi dalla faccenda, specialmente gli stranieri. Dopo neanche mezz'ora, assistita dal marito, Maria diede alla luce il suo ottavo figlio, ma stavolta la cosa era ufficiale. Un pellegrino disse "Auguri! E' il vostro primo figlio?" Maria guardò Giovanni "Giovà, è il nostro primo figlio?" e Giovanni, stringendole il braccio a mò d'intesa, disse "Eh si! E' proprio il nostro primo figlio". Twin 7
Comincio veramente a pensare di essere riuscita a liberarmi dall'ipocondriaco. Non ne sento la mancanza se non come una cosa che si era abituati a vedere e all'improvviso sparisce. In questo caso a sentire. Oltre all'ipocondria era anche logorroico e quando attaccava a parlare del suo campo di lavoro o si aveva la pazienza di ascoltarlo o si doveva per forza pensare ad altro, stando bene attenti all'intercalare per azzeccare la risposta, positiva o negativa che fosse, perchè al minimo errore attaccava di nuovo il discorso dal principio e riuscire a fingere per la seconda volta un'interesse alle sue argomentazioni era veramente difficile. Ti scrutava negli occhi e ti si avvicinava, in poche parole ti marcava stretto. Quante volte ho dovuto nascondere le lacrime dovute ad uno sbadiglio trattenuto e dirgli che i suoi dicorsi mi prendevano talmente l'anima da procurarmi una commozzione a stento trattenuta, e se poi le lacrime scorrevano lungo le gote..... magari nel bel mezzo di un discorso politico, certo che fargli credere che era partecipazione, era molto difficile. Se ti invitava al bar a prendere qualcosa dovevi andarci senza il portafogli. L'unica volta che sono andata con lui ad un bar vicino San Pietro e lui, guarda il caso, aveva lasciato il suo portafogli nella tasca dell'altra giacca, si è offerto un succo di frutta senza zucchero di una marca particolare mentre io, ben conscia di quanto mi sarebbe venuto a costare mi sono limitata ad un caffè neanche macchiato..... ha avuto la sfacciataggine di mettere mano al mio portafoglio e prendere per la mancia la modica cifra di 40 cents, mentre la mia intenzione era di lasciarne 5. A distanza di anni mi ha chiesto "ma quanto valgono 40 cents in vecchie lire?" alla mia risposta "circa 800 lire" ha avuto il coraggio di ribattere "ma è una cifra".
lunedì, aprile 05, 2004
PICCOLO RACCONTO DI VITA VERA MA UN PO' ROMANZATA: Se n'era andato da casa con la speranza di non essere più disturbato. Non aveva lasciato nessun messaggio alla moglie e tanto meno all'amica. Era stato furbo, se le era scelte tutte e due con lo stesso nome, così se un giorno, per sbaglio, avesse scritto all'una invece che all'altra, non se ne sarebbe accorta. Aveva scelto la casa dell'amica nella stessa via dove abitava lui, con la differenza di un solo numero. Cercava sempre di avere le stesse esperienze con l'una e con l'altra, cosicchè nel malaugurato caso di una distrazione avrebbe sempre potuto dire di aver sbagliato il tempo, ma l'occasione era identica. Era stato solo attento a non presentarle gli stessi amici che frequentava con la moglie. Amici di gozzoviglie e di andata a donne, ma che non avrebbero in assoluto mantenuto un segreto così succulento, comari.... peggio delle donne. GABRIELLA la moglie, GABRIELLA l'amante, una botte di ferro! E poi era successo l'imponderabile. Era tornato prima dall'ufficio, afflitto da un'emicrania talmente feroce che si era dovuto fermare due volte in due bar diversi per chiedere un caffè e andare al bagno a vomitare l'anima, oppresso da una fotofobia atroce che neanche con gli occhiali da sole e gli occhi chiusi a fessura riusciva a calmare. Colpito da conati di nausea continui e soffocanti, era arrivato sulla soglia di casa con le chiavi tintinnanti nelle sue mani che sembravano i rintocchi del Campanone di San Pietro la notte di Natale. Aveva aperto con cautela la porta, non per spaventare la moglie o coglierla di sorpresa, quanto per non sentire alcun rumore. E questo star male l'aveva tradito. Si sarebbe dovuto accorgere del silenzio che regnava a quell'ora nella casa, un'ora nella quale sua moglie di solito era indaffarata nelle faccende domestiche più rumorose. Si era diretto barcollante verso il bagno, non accorgendosi nemmeno del buio che regnava nella casa. Il fresco l'aveva un pò sollevato dal suo abbattimento e, sorregendosi al muro del corridoio procedeva verso l'agognata meta. Un sospiro prolungato giunse dalla camera da letto, un sospiro che parlava di aneliti d'amore, soddisfazione erotica e compiacimento del compagno, che lo fece sostare un attimo, ma un conato improvviso lo decise ad affrettare il passo. Nel bagno diede libero sfogo a tutte le sue necessità fisiologiche, e quando ebbe finito si bagnò il viso con l'acqua fredda fatta scorrere dal rubinetto. Intanto nella camera da letto le cose andavano come dovevano andare. Gli amanti nella foga dell'amore, non si erano accorti di niente, neanche di quel disgraziato che nel bagno stava sfogando le sue necessità, neanche dello scorrere dell'acqua dello sciacquone nè del rubinetto del bagno, completamente andati....... Intanto Ciro, il marito, si stava asciugando il viso e si stava dirigendo nella camera da letto, notando solo in quel momento il buio della casa. Si allarmò pensando che sua moglie si fosse sentita male e, ricordandosi in quel momento di essere un marito la chiamò a gran voce cercando di metterci una nota preoccupata "Gabriella...... Gabriellaaaaaaaaa?" sentì un gran tramestio e si trovò di fronte Gabriella !!!!!!!! Ma non la sua Gabriella, ovvero sua moglie, ma l'amica Gabriella. Restarono tutti e due di ghiaccio fino a che una voce dal suo letto richiamò "Gabriella ma chi c'è?" Infuriato Ciro si affacciò sulla porta e si trovò a fissare il suo migliore amico Giancarlo, e lo stupore di prima si trasformò in costernazione "Ma come......come....." e non riusciva a dire altro. Dopo seppe che Gabriella era diventata amica intima di sua moglie non sapendo che Gabriella fosse la sua amante e, siccome Gabriella si era innamorata di Giancarlo, anche lui ammogliato con una Gabriella, aveva pensato di chiedere all'amica Gabriella l'appartamento in prestito per potersi incontrare liberamente con Giancarlo. Da quel momento perse ogni fiducia in tutte e due le Gabrielle, perchè pensò che anche sua moglie poteva aver chiesto in prestito l'appartamento alla sua amica Gabriella e quindi era cornuto anche lui. Twin 8
domenica, aprile 04, 2004
DEDICATO AL PRINCIPE ADDORMENTATO PER TE OZNE C'era una volta un principe, bello, allegro, alla mano con i suoi sudditi, era l'ultimo figlio di un vecchio re. Non aveva di certo diritto al trono essendo in linea di successione il 13°. Ma a lui non interessava. Aiutava tutti, generosamente, mentre i suoi fratelli, più consapevoli di rappresentare la loro stirpe, erano altezzosi, facevano sempre pesare il loro rango. Un giorno, il re morì, il principe pianse, i suoi fratelli cominciarono a contendersi la reggenza. Uno dopo l'altro si sfidarono a singolar tenzone per stabilire chi di loro fosse destinato a regnare al posto del padre, incuranti della linea di successione, che a rigor di logica lasciava al primo figlio maschio il regno. Il primo figlio troppo debole, si arrese e divenne principe di una parte del grande regno, gli altri ebbero anche loro diversi principati, lui non volle gareggiare. Perchè, si chiedeva, dobbiamo lottare tra noi, il regno è tanto grande, possiamo fare il re uno alla volta, ognuno di noi potrebbe apportare quelle migliorie che crederebbe necessarie per il bene del popolo. Ingenuo, ogni principe pensava alla sua gloria, al suo potere e ben presto rimase isolato. Gli altri regnanti discutevano con i suoi fratelli e lui era messo da parte, eppure quanti consigli elargiva ad ognuno di loro perchè i loro principati ed il regno intero andassero per il meglio. Un giorno avvenne che il principe addormentato si svegliasse, si rese conto che i suoi consigli pur non essendo andati persi, non avevano lasciato a lui niente per cui vivere. Allora si fece forza ed umilmente chiese ad ogni fratello di privarsi di un pezzetto dei loro principati perchè anche lui potessee avere un piccolo regno dove poter vivere tranquillamente, senza essere di peso a nessuno. Ma trovò il vuoto intorno a sè. Stette tanto male che i suoi fratelli cominciarono a pensare che il loro egoismo fosse eccessivo. Discussero tra loro per molto tempo, frattanto il popolino che aveva sempre ricevuto del bene dal principe addormentato, si fece intorno a lui, lo consolò, lo curò e finalmente, quando infine sorrise di nuovo, rise di sollievo. Ma il principe era cambiato, ringraziò il suo popolo, che non era suo ma dei fratelli, e decise di andare alla ventura, a cercare un altro posto, lontano da lì senza rancori nè rammarico, lontano dai suoi fratelli, che pur essendosi ravveduti, ormai non potevano più fargli cambiare idea. Si guardò intorno con i lucciconi agli occhi e forse una lacrima corse sulle sue gote, ma si voltò e guardò l'orizzonte lontano, avrebbe cercato un suo piccolo regno, tanto piccolo da sembrare un fazzoletto, ma sarebbe stato suo e là avrebbe costruito quella piccola utopia di felicità che in parte aveva regalato agli altri. Auguri principe addormentato, guarda avanti.....l'avventura comincia e non avere paura del domani, troverai sempre qualcuno che ti sarà vicino. twin 7
sabato, aprile 03, 2004
Come si fa a scrivere quando un gatto vuole le coccole e passa continuamente davanti allo schermo e sulla tastiera? Per fortuna comincia a fare caldo e non dorme più sul monitor, e visto che è un 17 pollici ci stà piuttosto comodo. Parlo di Leo che adesso compie otto anni. L'ho trovato il giorno del Corpus Domini (9 giugno del 1996) a Villa Celimontana. Visto da lontano sembrava un gatto di circa sei mesi che non riusciva a scendere dal muro che circonda la villa e che ha una cancellata che permette di vedere all'interno. Man mano che mi avvicinavo invece diventava sempre più piccolo. Un piccolo micino di circa due mesi che si era perso o era stato allontanato dalla mamma, pieno di pulci e zecche e con gli occhi chiusi, incrostati dalla "cispa". Raccoglierlo e portarlo immediatamente dal veterinario è stato tutt'uno, contando anche il fatto che era giorno festivo ed era mezzogiorno e un quarto,e il mio veterinario chiudeva alle 12.30. Quando sono arrivata l'ha visitato, gli ha tolto le zecche, sverminato e spulciato e mi ha dato una terapia da seguire per curarlo, raccomandadomi di tenerlo isolato dagli altri. Povero micio, chiamato Leo in onore di un ragazzo che avrebbe dovuto accoglierlo ma che invece ha accolto una mamma gatta con il suo cucciolo, e che è venuto a fare parte di una piccola famigliola di mici. Il veterinario dopo un mese di cura, visto che non guariva, mi aveva consigliato di sospendere tutte le terapie e di lasciare fare alla natura, sottintendendo che non ce l'avrebbe fatta. Non credeva che l'affetto potesse essere una cura. Potevo dirgli che per farlo stare buono, la sera dopo le dieci lo prendevo in braccio posizionandolo come si fa con i bambini e lo cullavo cantandogli la ninna-nanna e lui si addormentava alla terza strofa di "fate la nanna coscine di pollo?". E' assurdo, lo so anch'io, però è stato l'unico gatto che mi ha permesso questo. Sembra finto, è tutto bianco eccetto la coda che è tigrata insieme a un piccolo tratto in cima alla testa, è affettuosissimo e si fa capire quando vuole qualcosa. Forse sono io che lo capisco, ma sono tanti anni che i gatti girano per la mia casa.... e come tutti gli amanti dei gatti possono testimoniare, diventano una droga.... se non ci sono se ne sente la mancanza.
venerdì, aprile 02, 2004
DEDICATO AD ENZO Ci volevi proprio tu per sconvolgere le cose in maniera positiva! Sono così orgogliosa e felice che per merito tuo si è riusciti a creare in ufficio quello che i nostri dirigenti hanno sempre cercato di non far nascere, la COESIONE della maggioranza degli impiegati verso uno di loro, in questo caso te, per sostenerti in questo momento così particolare. Ci volevano sette lustri di lavoro per vedere un'evento simile, dovuto soprattutto all'iniziativa dei cosidetti "NUOVI" che avendo conosciuto i tuoi meriti e la tua disponibilità si sono sentiti in dovere di sostenerti, non solo a parole. Hanno scritto una lettera per dimostrare la loro fiducia e la loro stima nei tuoi confronti. Nessuno, in altri momenti, avrebbe fatto quello che stanno facendo e stanno dicendo. Hanno trovato il coraggio di dire apertamente di temere, in un prossimo futuro di subire la tua stessa sorte, se in quel momento non sono nelle grazie del dirigente. Spero che questi ragazzi, che andranno a formare la futura classe dirigente siano diventati consapevoli che quello che andranno a decidere potrà influire negativamente o positivamente sulla vita lavorativa e non di chi è loro sottoposto. Anche se in questo momento ti pare tutto nero, sò per certo che le cose cambieranno. Per ora siamo tutti con te. Come un piccolo sasso caduto dalla cima della montagna ha creato alla fine una valanga, tu involontariamente, stai facendo questo. Il passa-parola fra i ragazzi appena assunti c'è già, e se vedranno che il sostenere qualcuno porta i suoi frutti per il futuro..... chissà, forse le cose cambieranno in positivo. Non mi meraviglierebbe se in futuro, tra le tante lapidi che riempiono il quadriportico dell'entrata, ne venisse messa una che ricordi l'episodio che ha portato alla sollevazione dell'ufficio R. ad opera e per merito del Rag. Enzo. FORZA ENZOOOOOOOOOOOOOOO, SEI TUTTI NOI!!!!!!!!